Musica
«La strada di Vinicio Capossela»: Giovanni Ansaldo porta il viaggio dentro Ovunque Proteggi a Lecce e Bari
Venerdì 27 marzo per il SEI Festival all’Archivio Carmelo Bene del Convitto Palmieri il giornalista presenta il libro dedicato a uno degli album più influenti del nuovo millennio; sabato 28 tappa a Bari, all'Officina degli Esordi
Un’immersione nella nascita di uno degli album più significativi della canzone d’autore italiana contemporanea. Venerdì 27 marzo alle ore 19, nelle sale dell’Archivio Carmelo Bene del Convitto Palmieri di Lecce (ingresso libero), la spring edition del SEI Festival prosegue con la presentazione del libro La strada di Vinicio Capossela. Un viaggio sulle orme di Ovunque proteggi, firmato dal giornalista di Internazionale Giovanni Ansaldo e pubblicato da Nottetempo.
L’appuntamento si inserisce nel programma della ventesima edizione del festival ideato da Coolclub, che per la prima volta raddoppia il proprio calendario con una sessione primaverile – inaugurata il 20 marzo – e una estiva. Un percorso che, sotto il claim “Venti a Sud Est”, continua a esplorare traiettorie musicali e culturali capaci di connettere territori, linguaggi e generazioni.
Al centro dell’incontro, il racconto di Ovunque proteggi, disco pubblicato nel 2006 da Vinicio Capossela e considerato un passaggio fondamentale per la musica italiana del nuovo millennio. Il libro di Giovanni Ansaldo ne ricostruisce la genesi attraverso una narrazione che segue l’album traccia dopo traccia, arricchita da interviste allo stesso artista e ai suoi collaboratori. Ne emerge un’indagine approfondita sul processo creativo, tra intuizioni, sperimentazioni produttive e incontri decisivi.
Dopo Canzoni a manovella, Capossela intraprende infatti un percorso aperto, quasi errante, fatto di viaggi e suggestioni raccolte lungo la strada. Il volume restituisce questa dimensione nomade attraverso un itinerario che è insieme fisico e simbolico: dai carnevali della Barbagia alle notti di Mosca, dalla processione della Gioia a Scicli fino alla forza primordiale del mare. Un mosaico di immagini e tradizioni che intreccia sacro e profano, costruendo un immaginario potente e ancora oggi capace di affascinare.
L’incontro leccese sarà accompagnato da un calice di vino offerto da Garofano Vigneti e Cantine e rappresenta solo il primo appuntamento: sabato 28 marzo alle 18:30 Giovanni Ansaldo sarà infatti a Bari, all’Officina degli Esordi, per un nuovo incontro a cura di BassCulture e Spine Bookstore, in dialogo con Anna Puricella.
Il SEI Festival prosegue poi con un calendario ricco di eventi che attraversano diversi linguaggi artistici. La serata del 27 marzo continuerà alle Officine Cantelmo con i live di Lumiero e dei Malamore, mentre sabato 28 marzo il Cinelab Giuseppe Bertolucci ospiterà la proiezione del documentario Una lunghissima ombra di Andrea Laszlo De Simone, progetto audiovisivo legato all’omonimo album del 2025. In chiusura, al Carroponte delle Manifatture Knos, il concerto di Generic Animal e il dj set di Lonoce. A definire l’identità visiva di questa edizione è il graphic designer Giuseppe Laselva, che ha immaginato il festival come una bussola poetica: un Eolo contemporaneo da cui si sprigionano correnti di colore e traiettorie luminose attraversate da uccelli migratori, metafora dei suoni in viaggio e delle rotte creative che il SEI continua ad aprire. Lo sguardo è già rivolto anche all’estate: dal 23 al 25 luglio il festival si sposterà al Castello Volante di Corigliano d’Otranto, con artisti come Fat Dog, Lamante e Bull Brigade, mentre ad agosto, a Melpignano, sono attesi appuntamenti di rilievo con Litfiba – che celebreranno i quarant’anni di 17 Re – e Fulminacci. Ideato, prodotto e promosso da Coolclub, con la direzione artistica di Cesare Liaci e Veronica Clarizio, il SEI Festival festeggia così vent’anni di attività confermandosi come uno dei progetti culturali più longevi e riconoscibili del panorama italiano. Un laboratorio aperto, capace di mettere in dialogo musica, letteratura e arti visive, e di costruire nel tempo una comunità attenta alle trasformazioni della scena contemporanea, senza perdere il legame con le proprie radici.