L'intervista
Il cuore della Valle d'Itria continua a battere a ritmo di VIVA! Festival: dieci anni di musica senza compromessi
Una delle rassegne più iconiche dell'estate pugliese raccontata da chi la vive dall'interno: «Gli Underworld arrivarono di cattivo umore: è bastata una cena pugliese per far dire loro che quello a Locorotondo è stato il concerto più bello che abbiano mai fatto in Italia»
Definirlo «festival» è riduttivo: è un'esperienza sonora, multiculturale e ricercata, laboratorio creativo, punto di incontro tra generazioni, artisti e pubblico, anticonvenzionale e in una location iconica. Il VIVA! Festival nel 2026 compie dieci anni, ed è pronto a celebrare questo speciale compleanno con tre giorni di musica a Locorotondo, in Valle d'Itria, dal 31 luglio al 2 agosto, con un'edizione speciale, immersiva, nel segno di quello che è diventato ormai il motto, «The Valley is Beating». Due serate principali e l'ormai immancabile esperienza all'alba, con i pass acquistabili su Dice e le prime anticipazioni sulla line-up già annunciate, Polo & Pan, duo francese esotico ed elegante, e Darkside, progetto sperimentale e ipnotico di Nicolas Jaar e Dave Harrington, in esclusiva nazionale. «Solo a settembre scorso ci siamo resi conto che l'edizione successiva sarebbe stata quella del decennale - racconta Giuseppe Conte (Turné) alla «Gazzetta» - è volato il tempo, poi noi non ci siamo fermati neanche durante il Covid, nonostante le condizioni assurde ma necessarie...».
Uno dei vostri punti di forza è proprio il legame viscerale con il territorio di Locorotondo...
«I ragazzi qui aspettano tanto il festival, è molto sentito. In quei giorni si muovono 150-200 persone: driver, steward, hostess, tutti hanno cominciato con noi da ragazzi, e pur di non mancare prendono perfino dei giorni di ferie per restare al nostro fianco. E così, giovani che oggi sono ingegneri affermati, portano in van gli artisti e si ritrovano a raccontarsi. Lo fanno per puro piacere. Siamo riusciti a conservare questa dimensione perché non rincorriamo numeri. Il VIVA! senza quella location non esisterebbe: la collina, il centro storico, le persone che arrivano a piedi, guardano dal cosiddetto “lungomare” la costruzione del palco, è unico. Negli anni molti comuni ci hanno invitato altrove, ma non ha senso. È un legame inscindibile.»
È un’esperienza di forte impatto anche per gli artisti...
«Gli artisti possono fare cose pazzesche, particolari, ma in quel territorio acquisiscono un senso ulteriore. Molti arrivano e non sanno nemmeno dove si trovano, ma quando salgono sul palco tutto cambia. C’è un bel passaparola, anche se ci rendiamo conto che in piena estate arrivare in Puglia, proprio a Locorotondo, non è semplicissimo, poi noi siamo un festival, non una rassegna, abbiamo un weekend che rimane fisso negli anni. Però gli agenti sanno che qui l’attenzione è autentica, pugliese, e questo fa la differenza. Ad esempio gli Underworld erano arrivati qui di cattivo umore, ma una cena li ha sistemati: hanno continuato a ringraziare il ristoratore, poi sono rimasti entusiasti da trulli, videomapping, era una cosa eccezionale e hanno confessato che quello al VIVA! è stato il loro più bel concerto mai fatto in Italia. Tutto fa la differenza, anche la cucina pugliese!».
Come selezionate la line-up?
«Tendiamo a proporre cose di grande qualità, che possano trasformare il festival in un’esperienza unica. Stiamo chiudendo altre due esclusive, purtroppo a volte i tempi non coincidono, ma per noi è fondamentale offrire una serata unica nel contesto pugliese, divertente, senza ressa, in sicurezza e votata all’ascolto della musica. Anche l’esperienza dell’alba è magica: nata come sperimentale nel 2017 con un set di piano solo, ci siamo aperti all’elettronica, e ora è tra gli eventi più attesi».
In dieci anni avrete fatto qualche errore: cosa avete imparato?
«Ne abbiamo fatti tantissimi, e ogni anno continuiamo a correggere qualcosa. È così che si cresce. Nel 2018 provammo a spostare il periodo e ad allargarci ad altri paesi. Capimmo subito che non funzionava. La formula giusta è quella attuale, cerchiamo di essere lungimiranti. Il primo anno venne Ghali, gratis: avevamo gente che arrivò la notte prima per prendere il posto. Da non crederci».
Sognando in grande: ipotizzando un budget illimitato, chi chiamereste a suonare?
«Ci sarebbero tantissimi nomi: sono legato alla musica degli anni ‘80, alcune band mi hanno formato musicalmente, poterle portare al Festival sarebbe un sogno. Senza limiti? Porterei gli U2. Complicato, ma bellissimo».