I funerali
Palombaio, «Il nostro numero 10 ora sfreccia tra le stelle»: l’ultimo saluto a Gianvito, il 17enne morto in un incidente FOTO/VIDEO
La Jeep fuori strada e il violento impatto contro un muretto sulla provinciale 22: chiesa gremita di amici e familiari
«Oggi è il giorno del silenzio, ma il silenzio e la giustizia camminano insieme sotto una parola più grande: amore». Con questa esortazione padre Fulvio Procino ha salutato Gianvito Carelli, il 17enne di Palombaio morto sabato notte sulla provinciale 22, tra la frazione bitontina e Terlizzi. La Jeep Renegade su cui viaggiava, guidata da un amico 19enne, è uscita di strada intorno alle 2.30, finendo contro un muretto a secco, una recinzione e poi contro un ulivo. Per lui, seduto accanto al conducente, non c’è stato nulla da fare.
Nella chiesa Maria Santissima Immacolata il silenzio è diventato pianto. Gli amici, stretti in magliette bianche con la foto di Gianvito stampata sul petto, hanno riempito le navate. Giuseppe, il padre, ha abbracciato la bara bianca a lungo, sussurrando parole che si sono perse tra i singhiozzi. Giusy, la madre, e Gaetano, il fratello, sorretti da parenti e amici.
Don Leonardo, suo insegnante di religione alla “Vespucci” di Molfetta, lo ha ricordato come «un ragazzo con ideali alti, con un cuore grande in cui c’era spazio per tutti», capace di «mettere se stesso al secondo posto pur di rendere felici gli altri». «Aveva una perseveranza unita a una sana testardaggine», ha detto, invitando i giovani a «scegliere la vita» e a non lasciarsi rubare i sogni.
I cugini hanno parlato di una «squadra completa» cresciuta insieme: «La partita più difficile della nostra vita la giochiamo con un uomo in meno». Gli amici di Palombaio hanno promesso: «Non permetteremo che il suo nome venga pronunciato solo con il pianto. Lo diremo anche sorridendo».
Il sindaco Francesco Paolo Ricci ha ricordato «quegli occhi sinceri» e l’«amore per la famiglia e per il lavoro», esortando la comunità a trasformare il dolore in impegno.
All’uscita, padre Fulvio ha ribadito che «non servono rombi di motori, ma cuori che pulsano», chiedendo pace e perdono. Fuori, però, gli amici hanno salutato il feretro con gli scooter, la passione di Gianvito: un ultimo rombo verso il cielo, tra lacrime e promesse di non dimenticare.