Albergo, Italia

Il «Portrait» di Milano e il banana pancake

Barbara Bonura

«Il segreto? Io lo dico sempre. è quello del banana pancake.. Limited edition». Lo dice con aria divertita Valeriano Antonioli, il ceo di Lungarno Collection, la compagnia di gestione alberghiera di proprietà della famiglia Ferragamo che nel novembre scorso ha celebrato l’apertura di un hotel di bellezza stupefacente: il Portrait di Milano. Ma la bellezza, a dire il vero, gliel’ha consegnata la storia..

«Voglio spiegare questo concetto del Banana Pancake, che oggi si trasforma per me in metafora – racconta Antonioli - Una volta mi trovai negli Stati Uniti in una località un po’ fuori dai circuiti più battuti. Arrivai la sera sul tardi e cercai di pietire un pasto nel ristorante dell’hotel. Spiacenti signore, mi dissero, ma siamo chiusi. Se crede possiamo prenotarle il banana pancake per domani a colazione. Ma deve dircelo in fretta, perché ce ne sono pochi. È una limited edition.. Opzionai all’istante il mio banana pancake e accettai di rimanere a stomaco vuoto in attesa di mangiare il mio ricercatissimo pasto che ero riuscito a conquistarmi, malgrado fosse riservato a pochi. Per me questa è stata una grande lezione – prosegue Antonioli - Ciò che fa la differenza per conquistare anche il più esigente dei clienti è proprio la rarità, l’esclusività di un prodotto, che quanto più e “limitato” tanto più crea nel visitatore la voglia di averlo: con la sovrabbondanza di eccellenze che abbiamo in Italia, potremmo sbaragliare qualsiasi competitor con questa tecnica».
Nel caso del Portrait probabilmente questa è stata la visione. Fu Antonioli ad accorgersi di questo luogo unico nel cuore di Milano: pensare che era impegnato nella potenziale acquisizione per conto della proprietà dello stabile di fronte. Affacciandosi da quelle finestre si trovò davanti agli occhi lo spettacolare edificio che, con la sua forma a quadrilatero, sembrava abbracciare la grande corte interna.
Si trattava del Seminario Arcivescovile, collocato in quello che oggi si chiama quadrilatero della moda, tra Corso Venezia e via di Sant’Andrea, voluto da San Carlo Borromeo e costruito nel 1565 sull’area del monastero di San Giovanni dell’ordine degli Umiliati, edificio di periodo medievale confiscato quando l’ordine fu chiuso.
Un luogo che ha resistito al passare del tempo ed è stato testimone nella sua solenne maestosità (vi studiavano i giovani preti) dei tanti cambiamenti di Milano, il più sorprendente dei quali, oggi, ha proprio a che fare con il Portrait.
«Essendo di proprietà della chiesa ci sono voluti molti anni per realizzare il progetto – racconta Antonioli – All’inizio è stato molto difficile dialogare. Non intendevano vendere, questo era chiaro, ma nemmeno cambiare la destinazione. Poi si arrivò ad un accordo: potevamo farne un hotel ma a condizione che il cortile della struttura restasse aperta al passaggio dei visitatori e non di esclusivo uso dei nostri clienti».
Patto rispettato: dopo un’opera di restauro conservativo colossale sotto la guida dell’architetto Michele De Lucchi, l’hotel dà accesso al pubblico sulla meravigliosa corte arricchita da un colonnato seicentesco, 2800 metri quadri di spazi dotati di ristoranti, bar e negozi dei grand brand della moda. Con le sue 73 camere e suite impreziosite dal gusto dell’architetto Michele Bonan, si respira l’aria di una favola. In cui la storia, va detto, è la vera protagonista.

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