il caso

Taranto, far west alle «Case parcheggio»: chiesto il processo per l'omicidio Nigro

ALESSANDRA CANNETIELLO

Per Caforio a maggio prima udienza preliminare: il 38enne deve rispondere di omicidio, tentato omicidio e lesioni volontarie, con l’aggravante del metodo mafioso oltre che per alcuni reati in materia di armi

È fissata a maggio l’udienza preliminare per il 38enne Michele Caforio, arrestato il 16 luglio dello scorso anno per l’omicidio del 45enne Carmelo Nigro, ucciso con un colpo di pistola alla testa durante il far west alle «Case parcheggio» nel quartiere Tamburi. Difeso dagli avvocati Franz Pesare e Salvatore Maggio , il 38enne deve rispondere di omicidio, tentato omicidio e lesioni volontarie, con l’aggravante del metodo mafioso oltre che per alcuni reati in materia di armi. A chiedere il rinvio a giudizio nei suoi confronti è stato il pm della Dda di Lecce Milto De Nozza che ha coordinato l’inchiesta assieme al sostituto procuratore Salvatore Colella della Procura ionica. Le indagini avrebbero consentito di cristallizzare la sparatoria come il tentativo di lavare l’onta dell’offesa subita dai Nigro che avevano sminuito il valore criminale e l’influenza del gruppo Caforio nel contesto dello spaccio di droga.

Quella sera Pietro Caforio, fratello del 38enne, era stato raggiunto proprio da Carmelo Nigro che avrebbe minacciato armato gli avversari offendendo il loro prestigio criminale definendoli «morti» o «falliti» determinando gli eventi accaduti in seguito. Una lettura confermata dal gip di Taranto Giovanni Caroli e dal giudice Angelo Zizzari di Lecce, ma anche dal tribunale del Riesame (e successivamente anche dai giudici della Cassazione) che nelle motivazioni con cui ha confermato il carcere per l’imputato, aveva evidenziato come dalle intercettazioni ambientali avvenute subito dopo i fatti, fosse emerso che «il compiacimento provato da Caforio per i gravi delitti di sangue da lui compiuti si ricava dalle sue stesse parole “Piacere ho provato sul bene di mio figlio proprio! Non l’ho fatto mai ma ho provato solo piacere”». Affermazioni che sempre per il Riesame indicavano che il 38enne si fosse recato sul posto «non solo per vendicare la morte del fratello ma anche per riprendere il controllo del territorio».

Quella sera ad aprire per primo il fuoco, uccidendo Pietro Caforio, era stato il 45enne Carmelo Nigro. Poco prima di quel bagno di sangue nella lite era intervenuto Michele Caforio nel tentativo, a suo dire, di sedarla, per poi allontanarsi dai due uomini fino a quando aveva sentito il rumore degli spari. È allora, infatti, che sarebbe tornato indietro e dopo aver visto il fratello Pietro esanime avrebbe strappato l’arma dalle mani di Nigro uccidendolo con un proiettile alla testa. La sua furia si è poi indirizzata contro il 21enne Michael Pio Nigro, colpito al collo, e sul 66enne Vincenzo Fago, raggiunto da un colpo di pistola al ginocchio.

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