inchiesta «Oracolo»
«Appalti pilotati e corruzione», l'ex vicesindaco di Torricella in silenzio davanti al gip
L'interrogatorio preventivo di Franzoso: il giudice deciderà sulla richiesta di arresto in carcere
Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’ex vice sindaco di Torricella, Michele Franzoso che nei giorni scorsi ha rassegnato le sue dimissioni dopo il terremoto che ha travolto il Comune in provincia di Taranto. Nei suoi confronti il procuratore aggiunto Enrico Bruschi che ha coordinato l’inchiesta «Oracolo» condotta dai carabinieri di Manduria, ha infatti chiesto la misura cautelare in carcere. L’indagine ruota proprio intorno a Franzoso che stando a quanto emerso finora dagli atti avrebbe sostanzialmente gestito diverse gare favorendo «imprese amiche» per ottenere in cambio denaro.
Turbativa d’asta, riciclaggio e corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio sono le accuse mosse dal pm Bruschi che ha indagato complessivamente 16 persone e per 12 di queste ha chiesto la custodia cautelare. Il difensore di Franzoso, l’avvocato Rosario Frascella (che assiste anche il consigliere comunale Pierino Lacaita) ha depositato una memoria difensiva per inquadrare alcuni fatti contestati al suo cliente. Attraverso il suo avvocato, Franzoso ha fatto sapere che renderà più avanti interrogatorio dicendosi fiducioso di poter chiarire la sua posizione.
Dichiarazioni spontanee invece per l’imprenditore Giovanni Antonucci - difeso dall’avvocato Lorenzo De Carlo - e per il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune Luigi De Marco – assistito dall’avvocato Luigi Esposito. Il primo ha spiegato di aver agito in buona fede e di aver collaborato anche con la Giunta precedente e in merito alla categoria per individuare le aziende che avrebbero partecipato alla gara per i “Lavori di manutenzione straordinaria per dissesto idrogeologico di un tratto della litoranea salentina in località Torre Ovo” che secondo la Procura avrebbe favorito la ditta aggiudicataria, per il difensore di Antonucci era già stata modificata in epoca precedente e nel rispetto di quanto previsto da regolamento. Per il difensore di De Marco non solo mai emerge dalle intercettazioni che abbia percepito denaro, ma che avrebbe solo confermato il parere tecnico agendo in assoluta buona fede. Entrambi rischiano ora di finire in cella e assieme a loro anche gli imprenditori Pietro Calò (difeso dall’avvocato Lugi Scapati) Antonio e Bruno Marinò (assistiti dall’avvocato Andrea Marseglia) Giovanni Collocola (difeso dall’avvocato Davide De Santis) Pietro ed Enrico Corona (difesi dall’avvocato Leonardo Lanucara). Gli arresti domiciliari sono invece stati richiesti per gli imprenditori Gaetano Marco Mangione (assistito dagli avvocati Luigi Danucci e Biagio Leuzzi) e Raffaele Giannoccaro mentre per il consigliere comunale Pierino Lacaita, accusato di peculato, la Procura ha chiesto la sospensione dalle attività amministrativa.
Sarà il giudice Giovanni Caroli, a decidere se applicare le misure cautelari chieste dalla Procura ionica.