LA CONVALIDA

Agguato all’alba a Sava, Cervelli pronto a fuggire: «Sabato ce ne andiamo»

francesco casula

Spunta il video del ferimento: «chiamo Corona e mi faccio dare 200mila euro»

«Sabato vado a prendere il furgone, mettiamo la scala, scendiamo tutte cose e ce ne andiamo...». Aveva già pianificato di fuggire in Germania, Luigi Cervelli, 36enne finito in carcere con l'accusa di essere l'uomo che ha sparato tre colpi di pistola all'indirizzo di Luigi Urbano all'alba del 2 gennaio scorso a Sava. È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelate con cui il giudice Francesco Maccagnano ha confermato per l'uomo la detenzione in carcere come richiesto dalla procura ionica.

Dalle 51 pagine che compongono il documento, infatti, emergono infatti una serie di elementi che per i carabinieri della Compagnia di Manduria, guidati dal maggiore Alessandro Torto e coordinati dal pm Francesco Sansobrino, fanno chiaramente comprendere che l'uomo fosse in procinto di lasciare il territorio nazionale per evitare il carcere e la reazione di Urbano e dei suoi familiari. Il primo elemento arriva dal suo ritrovamento: quando infatti i carabinieri si sono presentati a casa sua l'8 gennaio per arrestarli, la casa era già stata svuotata degli arredi e soprattutto amici e familiari hanno indicato ai militari che Cervelli era andato a casa della suocera. Un depistaggio a cui gli investigatori dell'Arma non hanno abboccato e anzi hanno perquisito abitazione e terrazzi fino a ritrovarlo sul tetto di un'abitazione vicina, nascosto al buoi sotto una tettoia. A questi elementi si aggiungono anche le intercettazioni ambientali tra Cervelli e sua moglie: proprio alla donna, il 41enne ha suggerito di spiegare in giro che avevano deciso di trasferirsi perché l'ambiente era «degradato» e i figli litigavano spesso.

Nell'ordinanza, il gip Maccagnano, ha chiaramente evidenziato che gli elementi raccolti consentono di ritenere che l'indagato, abbia progettato «una sua subitanea partenza verso la Germania» e lo ha fatto «non soltanto per sottrarsi ad eventuali rappresaglie poste in essere a suo danno dall’Urbano, ma anche per sottrarsi ad eventuali provvedimenti restrittivi della libertà personale».

Ma in realtà le intercettazioni hanno consentito di chiarire che anche la vittima era pienamente a conoscenza di chi fosse il suo sicario, ma ha scelto di non fornire alcun elemento agli investigatori. Antonio Urbano, infatti, è in possesso insieme con alcuni suoi familiari, di un video che immortala in modo nitido quanto accaduto: le immagini vengono commentate all'interno della stanza d'ospedale in cui Urbano è ricoverato non immaginando che i carabinieri stiano ascoltando quelle conversazioni. E così emerge che a differenza di quanto dichiarato ai carabinieri, Urbano non solo ha visto il suo aggressore, ma ha addirittura provato a disarmarlo: «Meno male che me ne sono accorto… sai quando ti senti osservato da dietro, come se senti la presenza di qualcuno? Mi sono girato e l’ho visto che mi stava arrivando addosso, hai capito? E sono andato a buttarmi sopra… per poco non l’ho preso tra le mani». E infine la vittima manifesta persino la possibilità di guadagnarci: «Devo chiamare Corona.. devo dirgli “tengo uno scoop, vieni mi devi dare 200mila euro, tieni il video”».

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