L'intervista
Scacco ai media, Fabrizio Corona porta «Falsissimo» a Bari in teatro: «I social sono destinati alla crisi. Contro le fake news basta ragionare...»
Divisivo e controverso, ma i numeri sono sempre alti: «Dicono che le ultime puntate stiano andando male, ma ho 800mila iscritti, c'è chi festeggia i 200mila». «La politica ancora mi appassiona». Tra i progetti la seconda stagione della serie Netflix
Comunicare con le parole, con il corpo, entrare in empatia. A prescindere da quanto possa essere personaggio controverso e divisivo, Fabrizio Corona è bravissimo a creare connessioni con gli spettatori. Lo fa attraverso lo schermo nella semplicità del suo format «Falsissimo», fondale nero, pause a effetto e sguardo fisso in camera, e ora lo fa anche a teatro, portando in tour su dodici palchi italiani il suo racconto crudo, senza sconti né filtri. «Falsissimo in Teatro» passerà anche dalla Puglia, il 3 maggio al Palatour di Bitritto, Bari (biglietti ancora disponibili su Ticketone). Uno spazio che dopo le varie contese mediatiche, tra puntate ritirate dal web e canali social oscurati, continua a essere un fenomeno dai numeri record e che mantiene acceso il dibattito ben oltre il confine del format. Corona ha approfondito con la «Gazzetta» questa nuova avventura teatrale.
«Falsissimo» ha fatto della semplicità la sua cifra stilistica, solo lei, la telecamera, e il pubblico da casa. Ora avrà davanti platee di gente: come si sta preparando?
«Sicuramente per fare uno spettacolo dal vivo bisogna saper comunicare con le parole, con il corpo, saper appunto empatizzare. "Falsissimo" ci riesce, lo raccontano i numeri, i risultati delle 23 puntate che abbiamo fatto finora, forse dal vivo sarà anche più bello. E anche l'allestimento sarà esattamente come quello del format sul web».
Il sottotitolo di questo spettacolo è «Scacco matto al potere dei media»...
«I media secondo me non esistono più. I quotidiani non sempre fanno informazione, o comunque comunicano solo quello che interessa loro, mancano sempre quelle notizie più scomode, di cronaca o attualità. Con "Falsissimo" cercheremo di fare la stessa cosa a teatro, portando i nostri messaggi alla gente, raccontando quello che non c'è altrove».
Pubblico che comunque è stato sovrano nell'ascesa del format...
«Oggi ci sono articoli che dicono che l'ultima puntata è andata male a livello di visualizzazioni. Prima del caso Signorini, quindi nel primo anno di attività, avevamo raggiunto 800mila iscritti in meno di un anno. In questi giorni Alessandro Cattelan, che è considerato il più grande conduttore italiano, ha festeggiato i 200mila iscritti; Gianluca Gazzoli, ritenuto il primo podcaster italiano, che fa questa cosa da sei anni e gli manca da intervistare solo il Papa, ne ha 700mila. Nessuno ha i numeri e la media che abbiamo noi. Quest'ultima puntata ha fatto un milione in una settimana, siamo semplicemente tornati ai numeri di partenza sotto i quali non scendiamo mai. Le date stanno andando bene: fallo senza social! Oggi, in Italia, senza social non esisti».
È vero, anche se oggi soprattutto dopo il caso Ferragni il rapporto del pubblico con chi lavora sui social è cambiato molto. Questo aiuta chi come lei prova a «smascherare» determinati sistemi?
«Il pubblico è cambiato, quelli che mi fermano oggi per strada mi dicono "vai avanti, non mollare", sono persone di tutte le età, raccogliamo davvero categorie multiple. I social con il tempo sono assolutamente destinati ad andare in crisi. Lo stiamo già vedendo».
Lei ha davvero toccato tutti gli ambiti della comunicazione, c'è qualcosa che ancora non ha fatto e le piacerebbe fare?
«No, ma ho tantissimi progetti: c'è la seconda stagione della serie su Netflix, la politica che è una cosa che ancora mi appassiona...».
Insomma, secondo Fabrizio Corona qual è il segreto per non cadere nella trappola delle fake news?
«Guardare la notizia come viene riportata da più fonti. E poi non lasciarsi semplicemente convincere: ragionare, a volte basta solo accendere il cervello».