punti di vista
Quella fabbrica che non si ferma proprio mai
L’originale investimento istituzionale in cultura, dovrebbe servire anche a questo: a modificare il racconto relativo alla città che fu di Archita
Abbiamo imparato tutti, da anni e a nostre spese, che ogni decisione, ogni modifica, ogni evoluzione politica, sociale, economica, ambientale, legislativa, strutturale che possa essere attuata nei confronti dell’ex Ilva di Taranto, conduce aconseguenze imprevedibili, raramente piacevoli. Tale consapevolezza ha portato, nel tempo, a una stabilizzazione dello stato in cui le cose si trovano, resistendo ai cambiamenti e alle trasformazioni, in qualunque forma si prevedano. Solo che la fabbrica dell’acciaio sullo Ionio non si ferma, non si ferma mai.
Il suo moto perpetuo, seppur confusionario, claudicante e pericoloso, consuma inesorabilmente anche essa stessa. Consumo e caos sono concetti strettamente correlati nel contesto socioeconomico attuale e conducono all’instabilità. Ne parlò Pier Paolo Pasolini, teorizzando la deriva disgregante che il consumo forsennato conferisce alla società.
A Taranto, l’ex Ilva fa parte, connessa e integrata, della società ionica. Sono decenni che è così. Però Pasolini non poteva saperlo quando, nel 1959, descrisse Taranto come “città perfetta”, “diamante” affacciato sui due mari. L’industrializzazione sarebbe stata successiva alle parole dell’autore di ‘Ragazzi di vita’ e ‘Scritti corsari’, l’ultimo spartiacque della cultura italiana. Pasolini scrisse anche opere teatrali: ‘Porcile’ è una. Il finale è complesso e terribile. Come per l’ex Ilva di Taranto, uguale.
La richiesta di silenzio fatta ai contadini da parte del ‘signor Herdhitze’, consegnare all’oblio uno spaventoso segreto, sembra tracciare il sentiero buono per la percorrenza di coloro che hanno interesse a dimenticare e a indurre alla perdita della memoria collettiva. Se tale risultato sarà raggiunto o meno, dipenderà da molti fattori. Non ultimo sarà la crescita della sensibilità condivisa. Il ruolo di armonia, in tal senso, diventerà fondamentale. Sarà necessario dare forza a tutto ciò che servirà a unire le coscienze, a renderle solidali, compatte.
L’originale investimento istituzionale in cultura, liberato finalmente dalla spettacolarizzazione, da personalismi, da tecnicismi capotici e da aspetti mercantili, che l’amministrazione alla guida di Taranto sta impiegando, dovrebbe servire anche a questo: a modificare il racconto relativo alla città che fu di Archita, città che ha bisogno sempre più di consapevolezza e predisposizione all’ascolto, e sempre meno di chiacchiere.