Il caso

Apulia Film Commission, il direttore a processo: «Ha aggredito la ex presidente». La Regione chiede chiarimento

massimiliano scagliarini

Le accuse di Dellomonaco a Parente dopo la lite che nel 2022 portò ad azzerare i vertici della Film Commission. Lui: «Chiarirò tutto»

Il caso era stato ormai dimenticato, ma con invidiabile tempismo è riemerso giusto nel primo giorno del festival del cinema di Bari. Antonio Parente, direttore generale della Apulia Film Commission (la fondazione che organizza il Bifest) dovrà difendersi in un processo penale dall’accusa di aver aggredito la ex presidente Simonetta Dellomonaco.

La notizia pubblicata ieri da Carlo Testa sul «Corriere del Mezzogiorno» ha creato più di un imbarazzo. Parente, 46 anni, è accusato di violenza privata e lesioni personali aggravate nei confronti della Dellomonaco. Le indagini dell’allora pm Marcello Barbanente, partite dopo la denuncia della architetta brindisina, sono state chiuse a giugno 2022, quattro mesi prima che Dellomonaco (difesa dall’avvocato Massimiliano Mero) presentasse le dimissioni con una lettera molto dura. Alcuni mesi fa il nuovo pm Matteo Soave ha disposto la citazione a giudizio per l’udienza pre-dibattimentale del 17 novembre davanti alla seconda sezione del Tribunale di Bari (giudice Marco Guida).

La vicenda ha tenuto banco sui giornali per settimane, con la denuncia pubblica di Dellomonaco e le altrettanto pubbliche smentite del direttore generale con cui i rapporti erano arrivati ai minimi termini. La ex presidente denunciò che il 29 novembre 2021, al termine di una accesa discussione, Parente le avrebbe sbarrato la strada «in tal modo costringendola a rimanere all’interno dell’ufficio e a tollerare tale impedimento», apostrofandola («Tu non conti niente, ti faccio cacciare, le tue sono solo chiacchiere, io decido e faccio quello che voglio, attenta a quello che fai o ne dovrai rispondere»), e poi causandole - sempre secondo il capo di imputazione - lesioni alla spalla e alla mano «giudicate guaribili in 10 giorni». Parente ha sempre negato la circostanza, negando in particolare di aver mai usato violenza, riconducendo tutto a una discussione su questioni organizzative dell’agenzia.

Il processo penale farà il suo corso e stabilirà come sono andati i fatti, ma resta il tema politico e soprattutto quello di opportunità. A gennaio 2022 l’allora cda della Film Commission decise, a valle di un procedimento disciplinare, di sospendere il direttore generale per 10 giorni. Sembrava appunto finita lì tanto che i vertici della Regione, che della Fondazione è il primo finanziatore, ieri cadevano dalle nuvole: «Nessuno ci aveva avvertito», dicono dall’entourage del governatore Antonio Decaro.

Stamattina però il capo di gabinetto, Davide Pellegrino, chiederà alla fondazione una relazione sulla vicenda. Alla guida di Afc c’è un commissario, l’ex magistrato Annamaria Tosto, il cui incarico sarebbe teoricamente scaduto. L’agenzia dimostra da sempre di avere una propria visione della legalità, che porta con sé una soglia piuttosto alta di tolleranza e una certa impermeabilità alle situazioni inopportune (i vertici dell’agenzia nominano gli organismi di controllo che poi certificano l’assenza di conflitto di interessi in capo ai dipendenti): lo scorso anno Tosto minimizzò ad esempio il caso della dipendente che si occupava di contributi alle produzioni cinematografiche e contemporaneamente aveva una quota in una società di produzione.

La presidente Tosto, impegnata con le attività istituzionali connesse al Bifest, ieri non ha ritenuto di dover rispondere a un messaggio di richiesta di chiarimenti della «Gazzetta». «Non ho ricevuto alcuna comunicazione ufficiale - ha invece risposto Parente -, preferisco aspettare a fare commenti. Fermo restando che il primo interessato a ripristinare la verità dei fatti sono io».

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