storie a mezzogiorno
Il talento pugliese di Anelli dietro il successo «epico» del Carnevale di Venezia
Grazie alla direzione artistica di Massimo Checchetto e con la regia di Enrica Crivellaro, il potente testo di Anelli ha stregato il pubblico internazionale assiepato il 6 e l’8 sui palchi allestiti all’Arsenale
Il trionfo dello spettacolo inedito del Carnevale di Venezia Il Richiamo di Olympia, poggia sul talento pugliese di Rocco Anelli. Grazie alla direzione artistica di Massimo Checchetto e con la regia di Enrica Crivellaro, il potente testo di Anelli ha stregato il pubblico internazionale assiepato il 6 e l’8 sui palchi allestiti all’Arsenale. Da domani ulteriori rappresentazioni fino a martedì 17, quando il Carnevale si “spegnerà”.
La Gazzetta raggiunge telefonicamente il regista e scrittore, docente di regia all’American University of Rome, mentre è a passeggio tra le calli.
Professore congratulazioni, l’eco del suo successo ha attraversato l’Adriatico in un soffio. Una produzione imponente, avete anche trasformato il mare della Laguna in quinte ciclopiche.
«È merito del genio dell’Associazione Vela (autori di questo Water Show), ma anche di Enrica Crivellaro che è la regista e che mi ha contattato, un paio di mesi fa. Ho fatto un colloquio con lei come sceneggiatore e abbiamo finito per scrivere il testo insieme. L’ordine era di fare questo Carnevale sul tema dell’Olimpo, per collegarlo idealmente alle Olimpiadi, ma anche alla tradizione del gioco veneziano. Quindi c’erano tante idee che, con Enrica, abbiamo adattato. Venendo dal cinema e dal teatro, per me questo è un parco davvero diverso. Qui si comandano le barche live e siamo in diretto contatto con i piloti. Le variabili sono infinite, la marea, le correnti. E sono set mastodontici, abbiamo questo tempio, questa Olympia, questa voce angelica, questo angelo gigantesco, si va 3-4metri d’altezza e su chiatte sospese sull’acqua. Ci sono tutti gli artisti che hanno fatto i loro show con i laser, le luci, le proiezioni video. Insomma, si sono uniti proprio tanti, tanti, tanti artigiani e artisti che hanno contribuito alla creazione di questo spettacolo. Non ho mai visto niente di simile, così grande».
Quanti spettatori ci saranno stati?
«Sulla banchina dell’Arsenale (che è un bacino d’acqua immenso), dall’ingresso del Salone navale hanno creato gli spalti, ci sono tre tribune e tre altri tronconi. Quindi, una fiumana immensa di persone. Anche la reazione del pubblico è stata davvero incredibile. Vedere il pubblico abbandonare il “perbenismo” da teatro e vedere come applaudiva. Si sentivano proprio i boati della folla davanti a evoluzioni particolarmente ardite e pericolose. Per noi in regia era veramente, veramente, meraviglioso».
In tre parole, dal suo punto di vista questo spettacolo cosa rappresenta?
«Innanzitutto “Storia”, perché è un omaggio sia ai giochi veneziani sia alle Olimpiadi. Poi c’è un messaggio molto profondo che è “l’uomo si è fatto universale”. Quindi, un messaggio di miglioramento. E il terzo elemento è la pace. Nel nostro spettacolo è centrale il viaggio dell’eroe, di questo Alvise, il pescatore veneziano che deve affrontare 5 prove. Per me Alvise avrebbe dovuto affrontare i 5 elementi, cinque compreso l’etere. E la regista mi diceva spesso di non usare parole come “conquistare”, “affrontare”, “soggiogare il fuoco”. Lei, infatti, ci teneva tanto a lanciare proprio il concetto di unione fra i popoli e fra gli elementi. Quindi le tre parole sono: Storia, miglioramento e pace. E, se posso aggiungere una quarta parola, direi “epicità”. Perché lo spettacolo è davvero epico».
Vogliamo ricordare, come arriva lei a quest’oggi «epico»? Quanto studio e lavoro ci sono voluti?
«Sono diplomato in canto lirico al Conservatorio di Matera, dopo 10 anni di studio del pianoforte al Conservatorio di Bari. Poi ho fatto gli studi di cinema a Roma, sia la triennale sia la magistrale, e ora insegno cinema all’American University di Roma. Ho lavorato per anni con Apulia Film Commission e ho fatto diversi cortometraggi in Puglia. Ora ho la mia casa di produzione che si chiama Intermezzo. In ambito teatrale dirigo opere liriche e devo dire che questo ha aiutato a conoscere l’epicità».
Se dovesse dare un consiglio al giovane Rocco che leggerà l’intervista?
«Oddio... Vediamo… Gli direi di rimanere autentico e di perseguire la ricerca dell’autenticità».
Questa è una produzione dal grande budget ma, in genere, quanto conta la dimensione economica oltre che artistica?
«Guardi, ci sono molti artisti che lo fanno per il puro amore dell’arte e questo va anche al di là della dimensione economica. Spesso si sente che non ci sono abbastanza soldi per la cultura ed è vero, però il teatro continua a farsi e il cinema pure e, molto di sovente, si fanno sulle spalle delle persone dello spettacolo. Certe volte si trasforma in una vocazione, però ci tengo a sottolineare che è un lavoro e deve essere retribuito. In genere, c’è bisogno di pagare meglio gli artisti e parlo per il cinema come per il teatro. È un lavoro vero. Certo non salviamo vite, non pretendiamo di essere trattati e pagati come medici, ma i piccoli lavoratori dello spettacolo sono quelli che contribuiscono a portare un po’ di magia e andrebbero pagati un po’ meglio».
Il prossimo progetto?
«Come produttore c’è un meraviglioso corto che abbiamo presentato alla Festa del Cinema di Roma, presentato in una conferenza stampa, con la signora Carla Signoris e Nunzia Schiano nel cast. Si intitola Capre diem ed è scritto e diretto da Alessandra Gori. E, invece, sul fronte personale probabilmente un nuovo romanzo, ambientato a Roma ma con suggestioni pugliesi anche abbastanza evidenti. La Puglia ce la portiamo sempre nel cuore».
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