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In Puglia e Basilicata

L'inchiesta

A Potenza la mafia faceva estorsioni anche alla sagra: 14 arresti

Procura di Potenza

Operazione di Polizia e Carabinieri nel Vuture-Melfese: espositori e titolari di stand minacciati per ottenere contributi per i sodali del clan detenuti

01 Luglio 2022

Redazione online

POTENZA - Sedici misure cautelari (undici in carcere, tre ai domiciliari e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) sono stati eseguiti stamani da Polizia e Carabinieri nel Vulture-Melfese, in provincia di Potenza, al termine di indagini sul clan, ritenuto mafioso, «Di Muro-Delli Gatti», con accuse anche di estorsione - ben 12 - ai danni dei partecipanti alla tradizionale «sagra della varola», che si svolse a Melfi (Potenza) nel 2019. Le altre accuse per gli indagati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, possesso e detenzione illegale di arma da fuoco, tentata rapina e calunnia. In particolare, espositori e titolari di stand della sagra melfitana che celebra la castagna - uno dei frutti più preziosi della zona - furono minacciati per ottenere «contributi economici per i sodali del clan detenuti»: in una circostanza, per giustificare l’offerta di «protezione», fu fatto «espresso riferimento alla loro condizione di mafiosi».

L’inchiesta ha accertato anche estorsioni ai danni di imprenditori, sempre per ottenere denaro o anche «assistenza alimentare ai sodali», e per dissuadere la vedova di un uomo ucciso dal costituirsi parte civile contro il presunto killer. L’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Potenza ha fatto luce anche sulla «costante disponibilità di armi» da parte del clan, rifornito attraverso «un canale privilegiato di approvvigionamento a San Marino». 

«Una organizzazione che parte dal racket, ma a volte non bastano le sentenze per determinare la crisi di un gruppo criminale, è necessaria una costante attività di indagine e monitoraggio sul territorio». Lo ha detto oggi, nel Palazzo di giustizia di Potenza, il Procuratore aggiunto del capoluogo lucano, Maurizio Cardea, spiegando i dettagli dell’operazione che ha portato all’emanazione di sedici misure cautelari nei confronti dei presunti componenti del clan «Di Muro-Delli Gatti», di Melfi. Un'indagine ad ampio raggio che ha «portato a ritenere - ha aggiunto Cardea - che vi siano gruppi criminali operanti sul territorio del Vulture-Melfese «che sono collegati con gruppo criminale potentini. Sono tutti dati - ha aggiunto il magistrato - che conducono alla necessità di incrementare le indagini e di avere la maggiore collaborazione dei cittadini». Spiegando ai giornalisti i dettagli dell’operazione, il pubblico ministero titolare del caso, Gerardo Salvia, ha sottolineato che, «l'indagine nasce rimettendo a sistema delle evidenze raccolte in passato e si è voluto dare una visione di insieme per ricondurli nell’alveo comune del sodalizio criminale».

Oltre ai reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, possesso e detenzione illegale di arma da fuoco, tentata rapina e calunnia, in particolare, secondo gli inquirenti, l’attività del sodalizio si era concentrata sui tentativi di estorsione (in un caso anche consumata), che gli affiliati avrebbero svolto in danno degli espositori e titolari di stand della «sagra della varola», che si svolse a Melfi nel 2019. La denuncia - ha spiegato Salvia - è partita dal figlio dell’organizzatore della sagra, che aveva segnalato i comportamenti di alcuni sodali. Questi, ha spiegato il Pm, chiedevano somme tra i 20 e i 50 euro ai proprietari delle bancarelle ma - ha concluso Salvia - sono state determinanti le "modalità con la quale le richieste venivano formulate, facendo espresso riferimento all’essere dei mafiosi ed al fatto che i soldi servivano per mantenere dei detenuti».

L'ALLARME DELLA PROCURA ANTIMAFIA

La presenza e l’attività di clan mafiosi in provincia di Potenza, secondo la Procura distrettuale antimafia «non diversamente dalla provincia di Matera», genera un «elevato grado di allarme». La Dda ha sottolineato che negli ultimi due anni sono state eseguite 86 ordinanze cautelari «per associazione mafiosa relative a sodalizi attivi sul territorio della provincia di Potenza», senza contare i recenti arresti per una bomba fatta esplodere davanti a un bar del capoluogo e a un arresto per estorsione nel 2020 il cui imputato è stato condannato in primo grado, dal Tribunale di Potenza, a quattro anni e sei mesi di reclusione.

La Procura distrettuale ha evidenziato anche gli «importanti riconoscimenti giudiziari» arrivati dopo le sue inchieste, come la sentenza emessa due giorni fa dal Tribunale di Matera contro un clan che operava nel Metapontino. 

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