Gli interni sono color bianco e petrolio, un dettaglio non casuale per l’Ex Agip, restituita alla città dopo anni di abbandono per riaprire ieri le sue linee leggere e moderniste. «È un gioiello che torna a tutti», dice il sindaco Adriana Poli Bortone, celebrando il risultato di un percorso «voluto un po’ da tutte le amministrazioni che si sono succedute nel tempo», dietro la spinta del film «Allacciate le cinture» di Ferzan Özpetek, che vi ambientò il bar «Il Benzinaio», ma che nessuno nomina. L’ex Agip, osserva il sindaco, «grazie ai fondi Pnrr può essere valorizzata al massimo» in una funzione coerente con i vincoli del finanziamento: quella di infopoint turistico.
«I pullman si fermano proprio qui vicino - spiega - e quindi sarà il primo punto di accoglienza». E, pur nelle dimensioni contenute, uno spazio che potrà ospitare «qualche evento di nicchia legato alla storia e all’identità della città». Poli Bortone tiene però a delimitare il perimetro dell’intervento: «Questo è un infopoint. Il resto, dal piano del traffico alle altre riqualificazioni, appartiene ad altri strumenti» specifica, anche se in un post sui social, l’ex sindaco Carlo Salvemini fa notare che comunque questa «vedetta» dell’accoglienza turistica dialogherà presto con tutta la riqualificazione prevista da via San Nicola e il parco di Belloluogo fino al parco Baden Powell, passando per piazza Carmelo Bene (anch’essa oggetto di forti polemiche per il parcheggio non più interrato) nella visione di una Lecce sempre più integrata in «un mosaico di interventi coerenti e armonici». Il desiderio, comunque, è che il nuovo spazio diventi «un centro di attrazione e di nuova vita per tutto il quartiere».
Francesco Staglianò, direttore tecnico di Enilive, lega passato e presente della struttura: «Ogni volta che ci passavo era un pugno nello stomaco vederlo abbandonato. Oggi torna a essere parte integrante della storia della nostra società e della città». Il soprintendente Antonio Zunno mette invece l’accento sull’eccezionalità del bene: «È il primo caso in Italia di stazione di servizio moderna di proprietà pubblica sottoposta a tutela». Un riconoscimento che deriva dal valore architettonico quanto dal contesto storico in cui queste strutture nascono, tra sviluppo della mobilità e immaginario della modernità.
L’architetto Andrea Mantovano, progettista del restauro, riporta il discorso alla lunga durata: «Questo lavoro nasce da più di vent’anni di studio». Dal ritrovamento del progetto originale del 1952 alla ricostruzione del contesto culturale, fino all’intervento concreto: «Siamo passati da un immobile a rischio crollo a un edificio adeguato sismicamente e riqualificato anche dal punto di vista energetico». Progettata da Mario Bacciocchi per l’Eni di Enrico Mattei, la stazione è un esempio dell’architettura industriale del boom economico.
Accanto all’entusiasmo per la restituzione, emergono anche criticità e polemiche che investono la gestione della struttura, oggetto di forti critiche a Palazzo Carafa. La più rilevante riguarda l’assenza di un bando pubblico. Si è optato per un affidamento diretto, seppur definito provvisorio. La gestione è stata così assegnata alla pro loco «La Rotonda», che occupa anche gli spazi di via Rubichi. A questo si aggiunge un nodo normativo: tra le attività indicate figura la commercializzazione di servizi turistici che sono per legge riservati agli operatori del settore. La soluzione individuata sarebbe quella di appoggiarsi a un soggetto terzo, la società Turismo d’Autore s.r.l.s di Nardò.
















