i motivi dell’impasse
Lecce, il cantiere dell'ex Stimmatine resta nel limbo dopo l’inchiesta giudiziaria
Stop ai lavori e incertezza sul futuro. Con il sequestro e il congelamento delle risorse pubbliche la liquidità si è esaurita e il cantiere si è fermato
Nel pieno centro di Lecce c’è un grande cantiere immobile. Le ruspe sono ferme, gli operai non ci sono più e lo scavo resta aperto tra i palazzi del centro storico. L’ex convento delle suore Stimmatine, affacciato su via Trinchese, doveva diventare un albergo extralusso a cinque stelle grazie a un investimento da oltre 15 milioni di euro. I lavori, cominciati a gennaio 2024, avrebbero dovuto concludersi questa primavera. Oggi invece è un progetto sospeso tra lavori bloccati, fondi congelati e una complessa vicenda giudiziaria. Il piano prevedeva la riconversione dell’antico complesso religioso in una struttura ricettiva di alto livello sostenuta anche da oltre sei milioni di euro di finanziamenti regionali del programma Pia Turismo. I lavori sarebbero dovuti terminare questa primavera, ma il cronoprogramma è ormai saltato e non è chiaro quando (e soprattutto se) il progetto potrà ripartire.
Il blocco del cantiere è legato all’inchiesta che ha coinvolto il mondo politico e imprenditoriale locale. Tra i nomi citati compaiono l’ex assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci e la società promotrice dell’operazione immobiliare. Al centro dell’indagine della Procura c’è proprio l’intervento sulle Stimmatine, uno dei progetti più rilevanti tra quelli sostenuti con fondi pubblici nel settore turistico. Secondo l’ipotesi accusatoria, tutta da verificare nelle sedi processuali, la società avrebbe ottenuto un percorso agevolato nell’accesso al cofinanziamento regionale. In cambio sarebbero stati garantiti sostegni politici, tra cui l’organizzazione di eventi elettorali, la ricerca di voti e contributi economici a iniziative riconducibili al politico. Le accuse contestate vanno dall’associazione per delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato, della Regione Puglia e dell’Unione europea, oltre a ipotesi di riciclaggio e fatture per operazioni inesistenti. Gli indagati, attraverso i propri legali, hanno sempre respinto le contestazioni rivendicando la correttezza del proprio operato.
L’inchiesta ha avuto effetti immediati sul progetto. Le quote della società sono state sequestrate e la gestione affidata a un amministratore giudiziario incaricato di monitorare l’attività. Non è stata invece disposta la sospensione delle società coinvolte. Per alcuni mesi il cantiere è andato avanti, ma la situazione finanziaria si è progressivamente complicata. La società aveva anticipato i capitali necessari all’avvio dei lavori, mentre i fondi regionali non erano ancora stati erogati. Con il sequestro e il congelamento delle risorse pubbliche la liquidità si è esaurita e i lavori si sono fermati. Da allora nel cantiere vengono effettuati solo interventi di messa in sicurezza. Nel frattempo, secondo indiscrezioni, alcuni investitori avrebbero manifestato interesse per l’immobile ipotizzando un subentro nel progetto. La vicenda dell’ex convento delle suore Stimmatine era però complessa già prima dell’inchiesta. Il progetto ha attraversato oltre sette anni di iter amministrativi, tra ricorsi e pronunce del Tar, per ottenere la variante urbanistica necessaria a trasformare il convento in albergo. La variante al piano urbanistico è stata concessa nel 2022 dal consiglio comunale: l’albergo potrebbe ancora essere realizzato. Oggi, in attesa delle prossime tappe giudiziarie, l’ex convento resta un simbolo di immobilità nel cuore della città: un bene storico che attende di capire quale sarà il suo futuro.