carcere e salute
Lecce, per Medicina penitenziaria il bando va deserto. E la Asl ci riprova aumentando il compenso
Claudio Stefanazzi (Pd): «Uno dei problemi è che non si riusciva ad assegnare il ruolo apicale di dirigente medico e anche questa volta purtroppo non si è riusciti a trovare nessuno». L’obiettivo è rendere più appetibile l’incarico
«Uno dei problemi è che non si riusciva ad assegnare il ruolo apicale di dirigente medico e anche questa volta purtroppo non si è riusciti a trovare nessuno». Lo ha precisato il deputato del Pd Claudio Stefanazzi, che segnala come anche l’ultimo avviso non abbia prodotto candidature per la guida della Medicina penitenziaria nel carcere di Lecce. L’Asl, spiega il parlamentare, «ha già dato indicazioni all’ufficio del personale per aumentare il valore dell’incarico, con l’obiettivo di renderlo più appetibile». La determinazione, secondo quanto riferito, è datata 20 gennaio.
La questione era emersa con forza già a inizio del mese, quando Stefanazzi e la direttrice della casa circondariale, Maria Teresa Susca, avevano partecipato a una riunione convocata dalla Asl per fare il punto sulla sanità a Borgo San Nicola. Un incontro che si collocava nel solco delle iniziative avviate dopo settimane particolarmente difficili per il carcere leccese, segnate da gravi criticità sul fronte della salute mentale e dell’assistenza sanitaria. L’Asl aveva confermato l’impegno a rafforzare i servizi sanitari, riepilogando gli interventi avviati nei mesi precedenti. Tra questi, il conferimento a maggio di quattro incarichi a tempo determinato a dirigenti psicologi, considerato un passaggio rilevante per il sostegno alla salute mentale dei detenuti. Era stato inoltre illustrato l’esito di un avviso pubblico rivolto a laureati in Medicina e Chirurgia e a medici in pensione per incarichi di lavoro autonomo, che aveva raccolto nove candidature. A dicembre, inoltre, era stato pubblicato l’avviso per il responsabile della struttura semplice di Medicina penitenziaria, aperto agli specialisti ambulatoriali, senza però riuscire a coprire il ruolo apicale. Nello stesso periodo erano stati assegnati sei incarichi a medici specializzandi in psichiatria, in attesa del nulla osta delle scuole di specializzazione per la sottoscrizione dei contratti.
Durante l’incontro di gennaio l’Asl aveva anche comunicato che nel corso del 2025 erano già stati assegnati 25 infermieri alla casa circondariale e che era imminente l’arrivo di un collaboratore amministrativo, destinato a supportare il personale sanitario nelle attività medico-legali.
Si era infine tornati a discutere della proposta avanzata dallo stesso Stefanazzi di avviare un corso per operatori socio-sanitari aperto anche ai detenuti già impegnati in attività di assistenza ad altri reclusi, con l’obiettivo di valorizzare le esperienze di solidarietà interna e offrire competenze spendibili una volta terminata la detenzione. Impegno condiviso dai partecipanti al tavolo, che avevano ribadito come la tutela della salute e della sicurezza delle persone detenute e di chi lavora in carcere resti una priorità non più rinviabile.