il provvedimento
Lecce, stop agli articoli pirotecnici in tutti i locali della movida
I gestori approvano l’ordinanza della sindaca Poli Bortone adottata sulla scia emotiva della tragedia di Crans-Montana
«La prevenzione non è mai troppa, soprattutto quando si parla di locali chiusi e di vite umane». È con questo spirito che molti gestori della movida leccese hanno accolto l’ordinanza firmata dal sindaco Adriana Poli Bortone che vieta l’utilizzo di fiamme libere e articoli pirotecnici all’interno di pubblici esercizi e locali commerciali. Un provvedimento adottato sulla scia emotiva della tragedia di Crans-Montana, ma che per gli addetti ai lavori rappresenta un passo nella giusta direzione. L’ordinanza vieta, a qualsiasi titolo, l’uso di fiamme ornamentali e decorative, articoli pirotecnici ad effetto illuminante, fornelli, bruciatori e dispositivi portatili a combustione, oltre a qualsiasi altra fonte di fuoco non espressamente autorizzata, negli ambienti al chiuso. L’obiettivo è ridurre il rischio di incendi in luoghi spesso caratterizzati da elevato affollamento. Le sanzioni vanno dai 200 euro per la prima violazione ai 400 in caso di recidiva, con la possibilità di sospensione dell’attività nei casi più gravi.
«Siamo stati tutti fortemente scossi da un episodio gravissimo che mai nessuno avrebbe pensato potesse accadere – ha spiegato il sindaco Poli Bortone – È ancora più sconcertante se si considera che viviamo in un’epoca in cui l’attenzione alla sicurezza è altissima. Come amministratori sentiamo il dovere di fare tutto il possibile per evitare il ripetersi di tragedie che hanno turbato le nostre coscienze».
Tra i primi a promuovere il provvedimento c’è Danilo Stendardo, proprietario dello storico Road 66: «Il problema sono gli abusivi. Con Confcommercio abbiamo combattuto una vita contro le situazioni illegali, che mettono in pericolo la vita delle persone. L’ordinanza contro le fiamme libere ben venga, anche perché se c’è una norma chiara possiamo evitare discussioni con i clienti. Alcuni clienti mettono bengala sulle torte o sulle bottiglie per i compleanni, con quest’ordinanza eviteremo le discussioni. Producono una puzza che infastidisce chi sta mangiando, sono brutti e soprattutto pericolosi. Io non capisco come si faccia ad accenderne decine nelle discoteche al chiuso». Poi l’affondo: «La prevenzione non è mai abbastanza. In giro ci sono pannelli fonoassorbenti infiammabili, poltrone che prendono fuoco in pochi secondi, estintori assenti, scantinati usati per ballare. Quello che è successo in Svizzera è abominevole».
Favorevole anche Johnny Mckay, gestore di locali notturni: «Il provvedimento è stato preso sulla scia emotiva degli accadimenti di Crans-Montana, ma una maggiore attenzione per i locali al chiuso non è sbagliata». Mckay sottolinea come «nei locali a norma queste cose non accadano: divani ignifughi, pareti e soffitti certificati, controlli frequenti da parte di più enti». Il problema, però, resta diffuso: «Tutti i locali dovrebbero essere messi a norma. Se metti 500 persone a ballare in uno spazio con una sola uscita, se prende fuoco qualcosa, muori comunque, anche con i materiali ignifughi. Non puoi trasformare una piccola caffetteria in una discoteca: è questo che va regolato anche nel Salento».
Sulla stessa linea Roberto Miceli, titolare di “Ammore”, locale della movida in piazza Mazzini: «A volte si esagera, ma se serve a migliorare la sicurezza ben venga anche questa ordinanza. Nei locali al chiuso quelle scintille puzzano e possono essere nocive. All’aperto è diverso. È chiaro che per l’immagine sui social e per l’“instagrammabilità” si sono sempre usate queste soluzioni, ma oggi possiamo sostituirle con giochi di luce. Costano di più, certo, ma la sicurezza viene prima di tutto».