il punto del direttore
Città violenta, quel marchio da evitare per Bari
Bari è considerata molto più sicura rispetto agli anni ’80-’90, quelli di «scippolandia». Ma i dati non dicono tutto o meglio fotografano la sicurezza reale, quella misurabile con dati oggettivi, ma non la sensazione soggettiva...
Sarà l’esito delle indagini condotte dai carabinieri su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a delineare il contesto nel quale è maturato l’omicidio di sabato notte in discoteca a Bisceglie e il ferimento a Bari vecchia domenica sera e se ci sono collegamenti al di là del dato meramente temporale.
Nel frattempo però è forte la sensazione di essere al cospetto di gruppi malavitosi pronti a tutto pur di difendere il proprio perimetro di azione, pronti anche ad azioni eclatanti che costituiscono il contrario del modus operandi osservato per lungo tempo, ovvero l’agire in maniera subacquea per non far accendere i riflettori della comunità legale.
Gli ultimi dati mostrano un livello di criminalità medio, non alto: l’indice è intorno a 50/100, quindi nella fascia intermedia. Bari è abbastanza sicura di giorno, mentre di notte la percezione di sicurezza scende ma resta moderata. A livello nazionale, Bari è circa a metà classifica per reati, quindi lontana dalle città più problematiche d’Italia. Sempre i dati segnalano come problema principale la microcriminalità: furti, borseggi, auto rubate. Mentre i reati violenti sono relativamente bassi rispetto ad altre grandi città. Esiste la criminalità organizzata, forte di ben 16 clan attivi sul territorio, ma colpisce soprattutto attività illegali interne (spaccio, estorsioni), non la gente comune. Negli ultimi anni alcuni reati come furti e rapine sono diminuiti, mentre quelli legati alla droga sono un po’ aumentati. Nel lungo periodo Bari è considerata molto più sicura rispetto agli anni ’80-’90, quelli di «scippolandia».
Ma i dati non dicono tutto o meglio fotografano la sicurezza reale, quella misurabile con dati oggettivi: numero di reati (furti, aggressioni, omicidi) statistiche ufficiali di polizia e ministeri, probabilità concreta di subire un crimine. Ma non riescono a incidere sulla sicurezza percepita che è invece una sensazione soggettiva: come ti senti quando cammini per strada, quanto ti fidi dell’ambiente, quanto ti influenzano notizie, social, racconti. In pratica: quanto ti senti al sicuro, indipendentemente dai dati, perché spesso non coincidono. I motivi sono i più vari: pochi episodi violenti fanno molta notizia e sembrano dunque più frequenti. Basta un furto o una brutta situazione per cambiare percezione. Poi c’è il contesto visivo: degrado urbano, poca illuminazione, gruppi rumorosi aumentano la paura anche senza reati reali.
C’è insomma, molto su cui lavorare, a vari livelli. Perché sicuramente Bari non può permettersi né una nuova guerra di male né il marchio di città violenta, o percepita come tale, capace di offuscare l’immagine di città turistica così faticosamente costruita.