Architettura

Libri come città città come libri

ALESSANDRA LOGLISCI

Immaginiamo una grande architettura cubica o forse cilindrica o forse è meglio che ognuno la immagini come meglio crede. Un’architettura fatta di esagoni, quadrati, specchi e scale che si estendono all’infinito o almeno così appare all’uomo incapace di cogliere la sua totalità. E immaginiamo due figure che vagano al suo interno cercando, in quegli spazi dominati dalla geometria, un ordine all’universo; di rendere concreta (con le parole o con i mattoni) una certa visione di tempo e di memoria. Jorge Louis Borges e Aldo Rossi non si sono mai incontrati, eppure sembra che provengano entrambi dallo stesso luogo. Due personaggi del Novecento appartenenti a due mondi espressivi diversi (parola scritta e spazio costruito) apparentemente molto distanti, ma profondamente accomunati da una identica ricerca metafisica.

Entrambi descrivono una realtà (La Biblioteca di Babele Borges e la “Città Analoga” Rossi) dominata dalla ripetizione di elementi primari associabili dentro interminabili possibilità di combinazioni in cui ogni elemento, sebbene apparentemente diverso, è composto dalle stesse «cellule base». I libri della Biblioteca borgesiana sono composti da spazi, punti, virgole e ventidue lettere dell’alfabeto, mentre la città di Rossi è un organismo di «fatti urbani», di quadrati, di triangoli e di cerchi. Libri come città e città come libri.

E l’uomo è al centro di tutto. I bibliotecari borgesiani percorrono le gallerie alla ricerca di risposte in libri che non troveranno mai, i cittadini della comunità concepita da Aldo Rossi percorrono le strade guidati dalla memoria collettiva che si rende visibile nei monumenti, nei quartieri e nei tracciati delle strade. Stessa, medesima tensione metafisica. In entrambi la realtà non è mai novità assoluta, ma ricomposizione di elementi in nuove relazioni emotive e formali. Nella biblioteca tutto è già stato scritto. Nella città, tutto è già stato costruito.

La “Città Analoga” di Rossi è, di fatto, un metodo progettuale che estrae frammenti da tempi e luoghi diversi per ricomporli in maniera nuova e inaspettata.

La progettazione per analogia si sviluppa in tre passaggi: riduzione della città ai suoi elementi archetipici (modelli originali); decontestualizzazione e ricomposizione degli stessi elementi in situazioni spazio-temporali differenti. “L’analogia è un modo di conoscere… È un labirinto di riflessi in cui l’architetto si muove cercando la forma perduta”. Così scrive Rossi nella sua “Autobiografia scientifica” riecheggiando gli specchi nei corridoi della biblioteca di Babele. I primi sono riflessi della memoria, i secondi duplicazione della realtà.

Aldo Rossi propone il modello della Città Analoga per rispondere alle esigenze del suo tempo proponendo un concetto di “immaginazione concreta” ovvero di immaginazione che parte da fatti concreti. Riconnette in questo modo la realtà all’immaginazione e l’una e l’altra alla libertà.

“La Città Analoga” non ha un inizio né una fine perché la storia è in continua evoluzione. La Biblioteca di Borges non ha un inizio né una fine perché rappresenta l’universo. La città di Aldo Rossi è composta di “fatti urbani” ovvero di monumenti, strade e quartieri che sopravvivono nel tempo alla funzione per cui sono stati progettati. I libri di Borges sopravvivono ai bibliotecari così come la Biblioteca stessa «esiste ab eterno». Il «fatto urbano» si carica di memoria così come il «libro dei libri» contiene la spiegazione di tutto; entrambi sono punti di riferimento nel caos del tempo e dello spazio.

Infine, il parallelo forse più suggestivo e concreto tra i due grandi intellettuali si ritrova nell’ampliamento del cimitero monumentale di San Cataldo a Modena realizzato da Aldo Rossi. Entrare nell’ossario – grande cubo rosso i cui prospetti sono scanditi dalla rigida e metafisica geometria delle bucature quadrate – significa entrare in una versione architettonica della Biblioteca borgesiana.

Sul grande spazio centrale a cielo aperto si affacciano ballatoi sovrapposti adornati da ringhiere metalliche e collegati da scale che si inabissano e s’innalzano nel remoto parafrasando Borges. Spaesamento, smarrimento e sospensione temporale sono i sentimenti che assalgono il visitatore (come i bibliotecari). La memoria personale si sospende per unirsi alla memoria collettiva. Uno spazio in cui la vita ricorda (e parla) della morte e dell’immensità dell’universo.

In sostanza, l’uno con la penna, l’altro con la matita e la squadra, raccontano una memoria che non si perde mai. Una realtà fatta di segni del passato in cui nulla viene creato, ma tutto viene ritrovato. Elementi che resistono al tempo attraverso labirinti di significati sempre diversi. Combinazioni inesauribili di oggetti archetipici dove la storia è la materia prima per la comprensione del presente e la costruzione del futuro. E lo spaesamento… fa parte del gioco.

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