operazione Guardia di Finanza
Foggia, volevano far evadere il boss dal carcere: arresti
FOGGIA - Due fili diamantati per segare le sbarre della cella e una fuga sui tetti fino a raggiungere le mura perimetrali dove due detenuti avrebbero trovato il cestello di un carrello elevatore che avrebbe regalato loro la libertà: era questo il piano per far fuggire dal carcere di Foggia il boss del clan Romito Antonio Quitadamo, 42 anni di Mattinata, e il suo gregario Hechmi Hdiovech. La clamorosa evasione doveva avvenire tra il 31 dicembre 2017 e il capodanno del 2018, quando le misure di sicurezza e di sorveglianza nel carcere sono fisiologicamente ridotte. A far arrivare nella sala pacchi del carcere la busta di vestiti nella quale era stati nascosti i fili diamantati, sarebbero stati, con vari ruoli, i sette fiancheggiatori del clan (tra cui due donne) arrestati oggi assieme ad altre due persone accusate di detenzione di armi.
Secondo la Polizia penitenziaria, i 'capelli d’angelo', così come vengono chiamati in gergo i fili diamantati, erano tecnicamente idonei a segare le sbarre della cella numero 3 che ospitava i due detenuti. Una volta usciti dalla cella i due avrebbero dovuto raggiungere il tetto di un capannone interno al carcere e vicino alle mura perimetrali e avrebbero dovuto saltare sul cestello collegato al braccio telescopico di una gru o di un carrello elevatore, posizionati all’esterno della struttura carceraria da alcuni complici. Per mettere a segno il piano avrebbero impiegato non più di 8-10 minuti, così come hanno spiegato nella loro relazione due militari della Gdf che hanno simulato la fuga dal penitenziario.
A far avviare le indagini sul progetto di evasione era stata l'11 ottobre 2017 un’intercettazione telefonica tra tre detenuti (che disponevano di schede sim) e un referente esterno dell’organizzazione agli arresti domiciliari. Durante la telefonata era stata pianificata l’introduzione nel carcere di uno strumento di offesa, indicato come 'cinta/cintura' «idoneo - secondo l’accusa - a commettere l’omicidio di un altro detenuto» che finora non si è riusciti ad identificare.