Ex sindaco
Margherita di Savoia, rimborsi d'oro: condannata Gabriella Carlucci
I guai per colpa della ragioniera del Comune
La ragioniera del Comune aveva l’abitudine di autoliquidarsi rimborsi sostanziosi. Ad esempio i 18mila euro per le trasferte quotidiane da Foggia, o anche delle indennità mensili per la lotta all’evasione e - persino - in un caso - il compenso professionale per un ricorso davanti alla commissione tributaria. In totale, un giochino da 130mila euro. Soldi che per la Corte dei conti costituiscono danno erariale, e che sono costati una condanna - oltre che alla funzionaria, Maria Anna Tornisiello - anche al segretario comunale e alla giunta di Margherita di Savoia, all’epoca guidata dal sindaco Gabriella Carlucci.
Nel procedimento contabile, dove era difesa L’ex sindaco, difesa dal marito Marco Catelli, l’ex sindaco non si è neppure costituita: ormai la Carlucci risiede stabilmente a Londra. La condanna nei suoi confronti è tutto sommato minima (1.600 euro), ma solo perché i giudici hanno stabilito di ridurre del 50% il danno di circa 130mila euro contestato dall’allora vice-procuratore Pierpaolo Grasso.
La vicenda nasce da un esposto presentato da un consigliere comunale di opposizione e vede al centro, appunto, i rimborsi facili della Tornisiello. In particolare quelli - 18mila euro totali in due anni - per recarsi in ufficio con l’auto. Soldi erogati con modalità abbastanza singolari. «Con richiesta firmata dalla Tornisiello, indirizzata al Settore Economico finanziario del Comune (vale a dire alla Tornisiello stessa) veniva richiesto, a consuntivo, il rimborso relativo a diversi e svariati mesi, senza indicazione dei giorni ed in assenza di alcuna preventiva autorizzazione all’eventuale utilizzo del mezzo proprio». Un iter che si concludeva con un «mandato di pagamento, a firma, anche in questo caso, della stessa Tornisiello».
Ad innescare la responsabilità dell’allora sindaco Carlucci, dei suoi assessori e del segretario comunale sono invece i compensi per i progetti di recupero dell’evasione Ici, approvati dalla giunta, che prevedevano per la funzionaria una indennità aggiuntiva di 1.500 euro al mese, calcolata non solo sull’Ici - come consentito dalla legge - ma anche sugli altri tributi comunali. Soldi - secondo i giudici - erogati «senza alcun riferimento concreto alle somme incassate ed in palese dispregio delle disposizioni normative in quanto alcun compenso incentivante può essere previsto per i tributi diversi dall’Ici».
I componenti della giunta e il segretario comunale dovranno risarcire circa 47mila euro, in solido con la Tornisiello. La funzionaria dovrà poi restituire altri 55mila euro: tra le altre cose si era autoliquidata 2mila euro di straordinari in occasione di un referendum, anche qui in violazione di legge, perché dall’indagine è venuto fuori che non timbrava nemmeno il cartellino.