criminalità

Estorsioni a commercianti foggiani, condannati 4 affiliati alla Società

redazione foggia

Condannati anche in appello 4 foggiani ritenuti contigui al clan Moretti accusati a vario titolo di 3 estorsioni e 1 tentativo di estorsione aggravati dalla mafiosità

Condannati anche in appello 4 foggiani ritenuti contigui al clan Moretti accusati a vario titolo di 3 estorsioni e 1 tentativo di estorsione aggravati dalla mafiosità sia per metodi usati sia per aver agevolato la “Società”. Vittime 2 fratelli commercianti ai mercati rionali; 1 benzinaio; 1 privato anche pestato per un ritardo nei pagamenti. Furono costrette a pagare tra gennaio e marzo 2022 un pizzo mensile tra i 500 e i mille euro. Nessuno di loro ammise d’essere sotto ricatto durante le indagini; e si è poi costituito parte civile.

La seconda sezione della corte d’appello di Bari ha inflitto 8 anni, 10 mesi e 10 giorni al trentacinquenne Fabio Bernardo, coinvolto nei 4 ricatti; pena in continuazione con una condanna a 5 anni e 4 mesi per un altro tentativo di estorsione; in primo grado il gup gli inflisse 7 anni e 4 mesi; Berbardo è difeso dall’avv. Paolo Ferragonio. Condannato a 4 anni e 8 mesi come da concordato della pena tra accusa e avv. Ferragonio, Moreno Laviano, quarantaduenne, accusato di 2 estorsioni (5 anni e 4 mesi in primo grado). Pena ridotta da 5 anni a 4 anni e 6 mesi a Alessandro Marasco, qurantaduenne, imputato di un’estorsione, assistito dall’avv. Rosario Marino. Inflitti infine 10 anni al trentenne Andrea Carella in continuazione con due condanne per tentata estorsione e armi; in primo grado fu condannato a 5 anni e 8 mesi per concorso in uno dei 4 ricatti oggetto del processo. Anche l’avv. Cecilia D’Alessandro chiedeva per Carella di riconoscere la continuazione dei reati.

Il pg Francesco Bretone aveva chiesto la continuazione per Bernardo e Carella; di confermare la condanna a 5 anni di Marasco; e patteggiato con la difesa di Laviano una riduzione di pena. I 4 foggiani furono arrestati il 13 novembre 2023 dalla squadra mobile su ordinanze del gip di Bari chieste dalla Dda. L’accusa poggia su intercettazioni perché le parti offese interrogate durante le indagini esclusero d’essere sotto ricatto. E il gip rimarcò come “ulteriori elementi che denotano la condizione di omertà delle vittime in conseguenza del forte potere intimidatorio esercitato dai sospettati in quanto appartenenti al clan Moretti/Pellegrino/Lanza, si desumono dall’atteggiamento degli estorti: nessuno ha denunciato le prevaricazioni subite, sminuendo la portata dei rapporti con gli estorsori”.

L’inchiesta ripropone… l’efficacia del “metodo Foggia” un paradigma nel panorama criminale nazionale, per spiegare l’estorsione ambientale perchè non c’è bisogno di ricorrere a atti violenti. Scriveva ancora il gip: “A fronte della fama acquisita dalla ‘Società foggiana’, unica detentrice del monopolio delle attività estorsione, la consorteria può presentare le proprie richieste senza necessità di ulteriori specificazioni; né sono indispensabili atti d’intimidazione, in quanto la mera richiesta estorsiva è già evocativa per la vittima dei rischi e delle conseguenze che deriverebbero da un eventuale inadempimento. Al gruppo è sufficiente inviare un emissario perché la vittima riconosca immediatamente la provenienza della pretesa e si adoperi per ottemperare. La fama delle crudeltà e efferatezze della Società è condizione sufficiente a elidere qualsiasi forma di opposizione”.

Sono quindi le intercettazioni le basi su cui poggiano le condanne. “Ti prendi le conseguenze; a me m’hanno mandato, dovevo venire per forza. Mi dispiace che ti devono venire a fare il dispetto. Hai capito o no?” disse Bernardo al commerciante che non voleva pagare 5mila euro dicendo di non averli. Ancora Bernardo parlando di una delle vittime con Laviano, gli raccontò: “gli ho detto” (riferito alla vittima) “ che prima delle 7 devi fare il pensiero. Lui ha risposto: ‘mio fratello li ha cacciati’’. E io gli ho detto: ‘tuo fratello è un caz…, tu sei un altro”. E al benzinaio costretto a versare 500 euro al mese, Bernardo fece intendere che poteva chiamare qualcuno del clan Moretti “per chiarire la situazione”. La risposta del benzinaio fu immediata: “no, no tutto a posto”. Al privato “moroso” nei pagamenti e che chiedeva ulteriore tempo, Laviano rispose dandogli un ceffone: “mo’ mi devi dare i soldi. Non ti posso far niente, quelli sparano a me”.

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