i controlli

Torremaggiore, sequestrata una discarica per irregolarità e rischi: gestisce i rifiuti di 10 comuni del Foggiano

Nell'impianto sono stati trovati 7000 tonnellate di rifiuti di varia natura, stoccati in difformità alle regole sia all’interno dell’impianto, sia all'esterno in aree non destinate al loro deposito

Diverse violazioni e rischi per i lavoratori sono emersi, secondo i carabinieri del Noe, durante i controlli in un impianto per la gestione di rifiuti speciali non pericolosi nella zona artigianale di Torremaggiore, in provincia di Foggia, che è stato sottoposto a sequestro il 24 febbraio. La notizia è stata diffusa oggi dai militari i quali evidenziano che il provvedimento è stato disposto dal gip nell’ambito di un’attività coordinata dalla procura.

L’impianto, di fatto, è autorizzato alla gestione ed al trattamento di rifiuti provenienti da dieci comuni della provincia di Foggia ed è autorizzato anche alla produzione di materia prima seconda, ovvero materiale recuperato dal trattamento dei rifiuti e gestito attraverso vari consorzi. Nel corso dell’attività ispettiva sono state accertate più violazioni di natura penale, illecita gestione di rifiuti, nonché varie violazioni alle prescrizioni contenute nell’atto autorizzativo.

Dal sopralluogo sono emersi ingenti quantitativi di rifiuti (circa 7000 tonnellate), di varia natura, stoccati in totale difformità al layout aziendale sia all’interno dell’impianto, sia nelle pertinenze esterne in aree non destinate a tale scopo, spesso impedendo anche la viabilità interna. Irregolarità anche nelle altezze dei cumuli di rifiuti, costituendo potenziale pericolo per l’incolumità dei lavoratori. E' stata constatata anche la mancanza di un corretto sistema antincendio e di idonee misure per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Questi Comuni sarebbero già all’opera, a quanto si apprende, per individuare altri impianti. E’ la prima volta che viene applicata in Puglia - spiegano fonti investigative - la normativa prevista dal decreto legge 116 del 2025 'Terra dei fuochì (convertito in legge) che inasprisce le pene per i reati ambientali. L’impianto sequestrato è privato e il rappresentante legale, a quanto si apprende, è indagato per gestione illecita di rifiuti e violazione delle prescrizioni sulle autorizzazioni ambientali.

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