le indagini

Foggia, arrestati 5 membri di una «banda della marmotta»: i loro assalti forse collegati all'omicidio Isenovski I NOMI

L’inchiesta conduce all’omicidio di un 27enne italiano di origini macedone che il 17 agosto 2025 fu sequestrato a borgo Mezzanone, picchiato e investito due volte da un’auto

Per gli assalti ai bancomat si rischia la pelle. Non solo per le conseguenze dell’esplosione, ma perché contrasti tra ladri-bombaroli possono sfociare in omicidio. Faik Isenovski, 27enne italiano di origini macedone, fu sequestrato a borgo Mezzanone, picchiato, investito 2 volte da un’auto, caricato sul veicolo, ucciso il 17 agosto 2025, col corpo rinvenuto dopo 4 giorni: dietro il delitto ancora insoluto l’ombra di un credito/debito forse collegato a assalti agli sportelli Attm. È il sospetto, soltanto quello, che aleggia sull’indagine dei carabinieri coordinata dal pm Roberta Bray e sfociata nel fermo di 5 giovani accusati di far parte della banda della marmotta che tra settembre e ottobre 2025 ha colpito tre banche nel Foggiano, Beneventano e vicino Macerata, rubando 40mila euro.

Il pm ritenendo sussistente il pericolo di fuga ha disposto il fermo di Ivan Ameri, 20enne foggiano residente a Borgo Mezzanone; Giovanni Di Gennaro (26) di Carapelle; il compaesano Michele Rendina (24); Mattia Gervasio (23) di Orta Nova; il cugino e compaesano Salvatore Nicola Gervasio di vent’anni. Di Gennaro e Mattia Gervasio nelle stesse ore del blitz disposto dalla Procura di Foggia sono stati arrestati su ordinanza del gip di Pesaro Urbino perché accusati con altri 2 presunti complici di un assalto a un bancomat del centro marchigiano (riferiamo a fianco, ndr).

L’inchiesta conta 13 indagati accusati a vario titolo di 14 imputazioni: associazione per delinquere contestata a 7 persone; assalto fallito del 13 settembre 2025 alla Bpm di Ascoli Satriano; colpo da 2800 euro del 14 ottobre alla Bpm di Guardia Sanframondi, paesino vicino Benevento; furto da oltre 37mila euro del 17 ottobre alla Banca di credito cooperativo di Potenza Picena, in provincia di Macerata. E ancora: contestati porto e detenzione illegale di esplosivo; ricettazione e riciclaggio delle auto usate per i furti col botto. Ivan Ameri è ritenuto il capo della banda; Rendina, Di Gennaro e Salvatore Nicola Gervasio avrebbero procurato auto e materiale necessario per gli assalti; Mattia Gervasio e altri due indagati a piede libero avrebbe svolto funzione operative o esecutive. L’accusa poggia su video, intercettazioni, analisi tabulati telefonici. E sulle dichiarazioni rese da alcuni testimoni nell’indagine sull’omicidio di Faik Isenovski, da cui emerge che l’iniziale amicizia, e fors’anche complicità, tra la vittima e Ivan Ameri forse si era incrinata, rotta per un debito.

“Gli assalti ai bancomat” rimarca il pm Roberta Bray nelle 156 pagine del decreto di fermo “sono una piaga criminale che ha interessato anche il Foggiano; nel solo 2025 oltre venti gli episodi. E’ un fenomeno che desta spiccato allarme, non solo per i danni alle banche ma soprattutto avuto riguardo della grave messa in pericolo dell’incolumità pubblica a causa delle scorrerie armate di gruppi organizzati”. Ricostruito dai carabinieri il modus operandi della banda della marmotta. Nello sportello Atm si inserisce il bancomat o una carta prepagata, solitamente intestata a stranieri estranei ai furti, per simulare un prelievo. Le banconote non vengono però ritirate, di modo che l’erogatore resta per pochi secondi aperto: in questo brevissimo lasso viene inserita la marmotta, un’artigianale pala esplosiva, che arriva fino alla fessura di comunicazione con la cassaforte dove viene fatto deflagrare l’esplosivo. L’alternativa è utilizzare un piede di porco per forzare la fessura e introdurvi la marmotta. Tutto avviene di notte nell’arco di 3/4 minuti, il tempo necessario per piazzare l’esplosivo, accendere la miccia, allontanarsi, attendere il botto, racimolare il denaro, fuggire a bordo di auto prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

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