OCCUPAZIONE

Alla Fiat Powertrain di Foggia sos lavoro: i sindacati preoccupati

massimo levantaci

Domani vertice al ministero dello Sviluppo economico. Preoccupa la commessa Sevel che lo stabilimento di Foggia perderà nel 2021

A Foggia si viaggia al ritmo di 1300 motori al giorno, numeri tornati a correre alla Fiat Powertrain che si avvia alla chiusura estiva (31 luglio) con il vento in poppa, eppure nel pieno di uno sciopero sindacale. Tutte le sigle hanno infatti proclamato un’astensione dal lavoro per due ore a fine turno: la prima c’è stata venerdì scorso (adesione modesta), la seconda è prevista per venerdì 31 con altre due ore a fine turno già programmate. Poi tutti andranno in ferie per tre settimane. Ma potrebbero non essere vacanze spensierate per i 1800 dipendenti foggiani, se non altro a giudicare dalla «preoccupazione» loro trasmessa dai sindacati. A suonare la sirena sono soprattutto le segreterie nazionali, meno timori invece si respirano tra gli omologhi rappresentanti provinciali, anzi a livello locale qualcuno avrebbe anche evitato di manifestare all’esterno l’esistenza di un problema. Ma c’è una vertenza in atto, dai risvolti imprevedibili se non si riuscisse a mettere a fuoco l’immagine.

Al centro del confronto c’è nientemeno che il futuro dell’automotive nel nostro paese e il riposizionamento sul mercato di uno dei più grandi gruppi a livello europeo, con il dialogo in corso fra Fca con la francese Psa (Peugeot). I risvolti di questo riassetto potrebbero individuarsi in quel che accade alla periferia dell’impero. Domani al ministero dello Sviluppo economico è fissato un confronto azienda-sindacati, dopo i «ripensamenti» manifestati dal gruppo Cnh Industrial - secondo Fim, Fiom e Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf - in merito all’accordo quadro del 10 marzo 2020. Quell’accordo prevede la chiusura dello stabilimento di Pregnana Milanese, la riconversione di San Mauro Torinese, ma anche un quadro «incerto» negli stabilimenti di Lecce e Brescia, il trasferimento del motore F5 da Torino a Foggia e, sempre nello stabilimento di borgo Incoronata, l’investimento su un nuovo motore off-road ancora sconosciuto.

Una visione globale quella dei sindacati, ma che presuppone ripercussioni importanti soprattutto sullo stabilimento di Foggia che nell’aprile 2021 perderà il 50% della commessa motori con il definitivo scorporo del gruppo Fca dalla consorella Cnh Industrial e la produzione di 150mila motori destinati al veicolo commerciale Ducato che prenderanno la strada della Sevel di Pratola Serra (Avellino). La preoccupazione nasce dalle «difficoltà di Cnh industrial di mantenere gli impegni assunti» che potrebbero acuirsi «in un contesto suscettibile a continui cambiamenti». E il campionario delle sorprese è ampio e variegato, tra difficoltà di mercato legate alla congiuntura economica mondiale e gli effetti dell’emergenza sanitaria con la curva dei contagi in ripresa all’estero e anche un po’ in Italia. E c’è comunque un riferimento statistico che allarma: allo stato i sindacati denunciano una capacità di saturazione dell’impianto foggiano pari all’80%, dunque nè il motore F5 nè l’altro motore off-road (trattori agricoli e movimento terra) che si vorrà impiantare potranno assorbire tutta la forza lavoro dello stabilimento considerato l’esubero di personale stimabile intorno al 20% mentre l’azienda proroga il contratto degli interinali fino al 31 agosto.

Lo sciopero «non è dunque contro la direzione di stabilimento di Foggia», il messaggio fatto filtrare dai rappresentanti dei lavoratori in Capitanata. E’ semmai un’esigenza delle segreterie nazionali alzare il livello di attenzione nei confronti del governo e delle amministrazioni locali, perchè se un problema di esuberi in casa Fiat ad oggi viene dato per certo in alcuni stabilimenti, com’è nel caso di Foggia, c’è il tempo e ci forse anche gli strumenti per apportare correttivi a un accordo quadro che oggi non garantisce tutti.

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