il commento
La casa nel bosco tra tutela delle persone e rispetto del diritto
Torna in questi giorni alla ribalta mediatica la vicenda dei «bambini nella casa nel bosco», con un asprezza dei toni e delle contrapposizioni che non consente all’opinione pubblica di acquisire una conoscenza dei fatti corretta ed informata. Alcune considerazioni nel tentativo di fornire un contributo in questa direzione
Torna in questi giorni alla ribalta mediatica, semmai se ne fosse distanziata, la vicenda dei «bambini nella casa nel bosco», con un asprezza dei toni e delle contrapposizioni che sconcerta e non consente all’opinione pubblica di acquisire una conoscenza dei fatti corretta ed informata.
Non è facile coniugare correttamente il diritto di cronaca con il rispetto delle persone di età minore che sono al centro di queste vicende; di certo in questi casi è sempre richiesta un’informazione non emotiva, attenta alla correttezza dei contenuti, capace di misurare i toni.
Nel tentativo di fornire un contributo in questa direzione, vogliamo esprimere alcune considerazioni.
DI CHI SONO I BAMBINI? Si è detto che i bambini non sono dello Stato. Certamente vero, ma in questa formulazione prima della risposta è sbagliata la domanda. «Di chi sono?» si chiede per i beni quando si tratta di un diritto di proprietà, non per le persone che sono titolari autonomi di diritti. È questa la prospettiva della Costituzione che all’art. 2 afferma il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo e all’art.30 richiama il diritto ed il dovere dei genitori «di mantenere, istruire ed educare i figli» e richiede allo stato di intervenire «nei casi di incapacità dei genitori». Il fondamento ed il limite dell’azione dei Tribunali per i minorenni è espresso proprio nel secondo comma dell’art.30 Cost. Il Tribunale ha indicato quali erano i diritti per cui si è reso necessario l’intervento giudiziale: il diritto alla vita di relazione (art.2 Cost.), alla salute (art. 32) e all’istruzione (art. 34 Cost.)
IL PROCEDIMENTO CIVILE Davanti al Tribunale per i minorenni de L’Aquila si sta svolgendo un procedimento civile per la verifica dell’esercizio della responsabilità dei genitori. Anche in questo caso il linguaggio è decisivo e segna le differenze: non più «potestà genitoriale», come spesso si sente ripetere, e tanto meno «patria potestà», ma «responsabilità genitoriale». Il mutamento del linguaggio indica proprio il cambiamento di prospettiva: i genitori non possono esercitare sui figli un potere insindacabile, le loro scelte devono essere ispirate al rispetto dei diritti dei figli. Per queste ragioni e in proporzione a questi limiti il Tribunale è intervenuto sulla responsabilità genitoriale. Per altro in questo momento sono in corso approfondimenti attraverso una perizia che potrà fornire nuove conoscenze. Anche per questa ragione sarebbe da preferire un atteggiamento più misurato e attento alle conoscenze che emergeranno negli sviluppi processuali.
L’ISPEZIONE MINISTERIALE Colpisce la dichiarazione della Presidente del Consiglio secondo la quale il Ministro della Giustizia le avrebbe assicurato di voler inviare un’ispezione al Tribunale per i minorenni. Un’intenzione non nuova, visto che un proposito analogo, che non si è sinora concretizzato, era stato manifestato alcuni mesi fa. Colpisce che la funzione ispettiva sia richiamata, ormai quasi come un’opzione ordinaria, tutte le volte il cui il Governo o il Ministro di Giustizia non condivide il contenuto di una specifica decisione giudiziale. Una prospettiva di questo tipo, tanto più per la sua frequenza ed ordinarietà, rappresenta una significativa violazione dei principi di autonomia e indipendenza della magistratura.
Anche per questa ragione rinnoviamo la nostra solidarietà ai magistrati impegnati in questa vicenda, che sono stati anche oggetto di ingiurie personali e di minacce.