Dubai tra lusso e tensioni: 20mila gli italiani nel crocevia del Golfo

Enzo Verrengia

Le bombe minacciano le griffe, le auto di lusso e i luoghi deputati di piaceri costosi che ricordano i banchetti orgiastici consumati mentre avveniva la caduta dell’impero romano d’Occidente...

Dubai: l’esotismo a portata di aereo per chiunque voglia assaggiarlo in salsa ipertecnologica. Tenore di vita sibaritico, collagene e altre magie chirurgiche, trasgressioni di ogni genere, anche affaristiche. Un picco dell’overtourism che trasforma il mondo intero in un dépliant da agenzia di viaggi per tutti i gusti. Specialmente quelli dell’umanità stordita da un presente che è la parodia del futuro, avvilito ad epoca di cafoneria massificata. Ed ora bersaglio di risulta per una guerra dalla durata e dagli esiti imponderabili.

Le bombe minacciano le griffe, le auto di lusso e i luoghi deputati di piaceri costosi che ricordano i banchetti orgiastici consumati mentre avveniva la caduta dell’impero romano d’occidente. Fra Dubai e gli Emirati Arabi uniti, sono circa ventimila gli italiani prigionieri in quella che non è neppure una gabbia dorata, dati i fattori concreti di rischio per i quali si è attivata l’unità di crisi della Farnesina. Vi è anche un gruppo proveniente da Latiano, in provincia di Brindisi.

D’altronde, Dubai non è poi così lontana da queste latitudini sul piano degli interessi economici. I suoi rapporti commerciali con la Puglia e la Basilicata e Dubai si sono progressivamente intensificati nell’ultimo decennio, inserendosi nella più ampia cornice delle relazioni economiche tra il Mezzogiorno italiano e gli Emirati Arabi Uniti. Dubai, hub logistico e finanziario del Golfo, rappresenta infatti una piattaforma strategica per l’export agroalimentare, manifatturiero e tecnologico proveniente dal Sud Italia.

Per la Puglia, il mercato emiratino è particolarmente attrattivo per l’olio extravergine d’oliva, il vino, i prodotti da forno e le conserve vegetali. Il sistema portuale pugliese – con scali come Bari e Brindisi – facilita l’interscambio marittimo verso il Medio Oriente, e insieme la reputazione del made in Italy alimentare trova a Dubai un pubblico ad alto potere d’acquisto e attento alla qualità. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le partecipazioni pugliesi a fiere internazionali negli Emirati, soprattutto nel settore food & beverage e nell’arredamento di design.

Anche la Basilicata, pur con dimensioni economiche più contenute, ha sviluppato canali commerciali interessanti. L’export lucano verso Dubai riguarda in particolare l’agroindustria, i prodotti cerealicoli trasformati e alcune nicchie manifatturiere legate alla meccanica e all’automotive. Le imprese lucane guardano agli Emirati non solo come mercato finale, ma come porta d’accesso verso l’intera area del Golfo e l’Asia meridionale.

Un ruolo decisivo è svolto dalle zone franche di Dubai, che offrono condizioni fiscali competitive e procedure snelle per l’insediamento di società estere. Questo ha favorito la presenza di operatori italiani interessati a costituire hub distributivi o joint venture locali. Parallelamente, investitori emiratini hanno mostrato attenzione per il comparto turistico-ricettivo pugliese e per iniziative immobiliari e agricole nel Sud Italia.

Le prospettive di crescita restano legate alla stabilità geopolitica dell’area e alla capacità delle imprese meridionali di strutturarsi per affrontare mercati complessi e culturalmente differenti. In questo contesto, la cooperazione istituzionale e le missioni economiche bilaterali possono consolidare un ponte commerciale che, da Bari a Potenza, guarda sempre più verso il Golfo come direttrice strategica di sviluppo.

Come si è arrivati a questo scenario? Fino alla metà del Novecento Dubai era un piccolo centro commerciale affacciato sul Golfo Persico, la cui economia si basava su pesca, perle e scambi regionali. La svolta arrivò negli anni Sessanta con la scoperta del petrolio, ma la vera strategia vincente fu diversificare prima dell’esaurimento delle risorse energetiche.

Sotto la guida della famiglia Al Maktoum, l’emirato investì massicciamente in infrastrutture, porti e aviazione. La creazione di zone franche e regimi fiscali competitivi attirò capitali e multinazionali. Parallelamente, Dubai puntò su turismo e real estate iconico: grattacieli avveniristici, isole artificiali e centri commerciali monumentali ne hanno ridefinito lo skyline.

Oggi l’economia si fonda su commercio, finanza, tecnologia e ospitalità di lusso. Più che il petrolio, è la capacità di visione strategica e l’apertura globale ad aver reso Dubai un crocevia tra Europa, Asia e Africa.

Su tutto questo incombe una guerra dichiarata altrove, ma vota ad espandersi in un Medio Oriente tanto vasto quanto interconnesso.

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