l'analisi
Sono 257 sindaci pugliesi i veri protagonisti dei programmi regionali
I sindaci pugliesi, diventati portatori d’interessi istituzionali alla declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile, potranno attuare, finalmente dopo 10 anni , l’art. 4 della legge Regione Puglia n. 9/2016
Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella (Governare le fragilità, Mondadori Milano 2025) sostengono che gli effetti delle trasformazioni delle politiche pubbliche sulle strutture amministrative ne hanno evidenziato la fragilità che ha impedito di disporre di un sistema istituzionale funzionante e di valide strutture amministrative. Di qui la necessità di governare dette fragilità, non ricorrendo però ad interventi legislativi che richiedono tempi troppo lunghi.
Un esempio di fragilità, ancora non governata, è l’art. 4 della legge Regione Puglia n. 9/2016 che istituisce la Conferenza Regione/Città Metropolitana al fine di condividere modalità di collaborazione e di raccordo e che, tuttavia, dopo 10 anni non è stata ancora realizzata.
L’impatto di due importanti riforme della finanza locale, la Città metropolitana (legge n.56/2014) e la sostituzione del Patto di Stabilità con l’equilibrio di bilancio (legge n. 208/2015 ) ha determinato la fragilità istituzionale dell’art.4 che, non avendo indicato i criteri con i quali doveva esser regolamentata la collaborazione tra i due enti, ha reso irrealizzabile la progettata Conferenza.
Identiche fragilità istituzionali sono riscontrabili nelle normative regionali di riordino dei poteri locali del Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria con il risultato di accentuare e non superare gli squilibri territoriali.
Nessun risultato dai rimedi proposti perché contraddistinti da trascuratezza dell’evoluzione normativa e dall’attenzione ad una sola parte della società.
Invece il modello Finanza Locale di Antonio Decaro ha il vantaggio competitivo di rimediare a dette carenze avendo implementato la riforma del governo locale realizzata con la sostituzione del Patto di Stabilità Interno con l’equilibrio di bilancio, evitandone la tradizionale carenza di «messa a terra» che caratterizza spesso le riforme strutturali in Italia.
Detto modello, approvato all’unanimità dalle Assemblee ANCI di Parma (2021) e di Bergamo (2022), consiste nel proiettare sul territorio la «Qualità delle Istituzioni», non ricorrendo alla spesa storica ma alla capacità dei comuni di realizzare il buon andamento della Pubblica Amministrazione Locale: osservanza della legge, equilibrio di bilancio e concorso alla stabilità del Debito Pubblico, peraltro riconosciuta anche dalla Corte dei Conti. Ne è derivato un modello corretto nel metodo (sostituzione dal 1 /01/2016 del Patto di Stabilità con l’equilibrio di Bilancio) e nel merito (conciliazione del profilo giuridico con quello economico).
Inoltre, detto modello è riuscito a fare del rispetto dell’evoluzione normativa il riferimento per coinvolgere l’intera società, dotando la difficilissima mediazione compositiva degli apprezzamenti antagonistici degli 8000 sindaci di un’effettiva operatività che ha eliminato le disfunzioni del diverso peso demografico dei comuni e della tradizionale modestia decisionale in ambito territoriale. Invece la sostituzione della composizione dei contrasti d’interesse, coessenziali alla società, col rifugiarsi nella illusione finanziaria o nello «sventolio di principi», ha determinato la fragilità istituzionale dell’art. 4 e la mancata operatività della Conferenza.
Ed allora se i 257 sindaci pugliesi, rispettando l’evoluzione normativa hanno accettato con gli altri 7742 il modello di Finanza locale di Antonio Decaro, non si vede perché non debbano impegnarsi insieme a realizzarne la declinazione territoriale in Puglia, ricorrendo allo stesso riferimento normativo per comporre ad unità gli inevitabili contrasti che emergeranno dalla società pugliese.
I sindaci pugliesi, diventati portatori d’interessi istituzionali alla declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile, potranno attuare, finalmente dopo 10 anni , l’art. 4 perché detto modello, determinando il criterio di oggettiva virtuosità finanziaria della c.d., «misurabilità empirica delle interdipendenze fiscali», assicura alla Conferenza una effettiva operatività. Infatti con detto criterio è possibile consentire a Lecce, Brindisi, Taranto, Foggia e Bat di beneficiare dei risultati ottenuti nell’area metropolitana barese, nella quale si concentrano le maggiori opportunità in termini di crescita economica ed attrazione di investimenti. Verrà cosi saldata la Puglia non metropolitana alla Puglia metropolitana, condizione per lo sviluppo sostenibile della intera regione e la fragilità istituzionale dell’art. 4 verrà gestita senza ricorrere a nuovi provvedimenti legislativi, dai tempi incontrollabili.
Infine con lo stesso modello i 560 Sindaci del Veneto, i 1.501 Sindaci della Lombardia, i 1.180 Sindaci del Piemonte e i 234 della Liguria potranno gestire la fragilità istituzionale della normativa regionale relativa al riassetto dei poteri locali assicurando, cosi, lo sviluppo sostenibile delle rispettive regioni.