la riflessione

L’occasione dell’«Ia» come leva industriale per ridurre i divari

Francesco Somma

Da troppo tempo l’intelligenza artificiale viene raccontata come una sfida riservata ai grandi hub tecnologici, alle metropoli digitali. È una narrazione parziale e, per certi versi, pericolosa

Da troppo tempo l’intelligenza artificiale viene raccontata come una sfida riservata ai grandi hub tecnologici, alle metropoli digitali, ai Paesi che dispongono di data center, capitali e infrastrutture avanzate. È una narrazione parziale e, per certi versi, pericolosa.

Lo è soprattutto per territori come la Basilicata, che soffrono storici ritardi infrastrutturali ma che rappresentano una parte essenziale del sistema industriale italiano ed europeo. Se l’IA verrà interpretata solo come una questione di potenza di calcolo e infrastrutture digitali, il rischio è quello di ampliare ulteriormente i divari territoriali. Se invece verrà governata come una leva industriale, potrà diventare uno strumento di riequilibrio e crescita.

L’Europa vive da anni una fase di rallentamento della produttività e della competitività.

L’Italia, e in particolare il Mezzogiorno, ne avvertono con forza gli effetti. In questo contesto, l’intelligenza artificiale non è una moda tecnologica, ma una delle poche leve concrete oggi disponibili per rilanciare produttività, qualità del lavoro e capacità competitiva delle imprese.

La Basilicata non diventerà un polo di hyperscale computing, ed è giusto dirlo con realismo. Ma la nostra regione è già oggi parte integrante di filiere industriali strategiche: automotive e mobilità, energia e Oil & Gas, impiantistica, metalmeccanica, chimica e farmaceutica, agroindustria, mobile imbottito, turismo. Settori dove si produce valore reale, dove i processi sono complessi, dove sicurezza, qualità e affidabilità fanno la differenza.

È in questi ambiti che l’IA può esprimere il suo massimo potenziale: manutenzione predittiva degli impianti, sicurezza sul lavoro, ottimizzazione energetica, pianificazione intelligente della produzione e dei cantieri, controllo qualità avanzato, tracciabilità e compliance, supporto alle decisioni operative. Non per sostituire il lavoro umano, ma per potenziarlo.

Per territori come il nostro, la vera sfida non è «avere i data center», ma governare i dati industriali, proteggere il know-how delle imprese, accedere a piattaforme affidabili e regolamentate, sviluppare applicazioni verticali legate ai settori produttivi. Questa è la vera sovranità digitale: non isolamento, ma capacità di scelta e controllo.

Serve però una scelta politica chiara. L’intelligenza artificiale deve diventare una politica industriale, non solo un’agenda digitale. Occorrono infrastrutture di base, connettività adeguata, incentivi mirati all’IA applicata, utilizzo della domanda pubblica come leva di sviluppo, e un ruolo attivo delle associazioni industriali nel guidare le imprese fuori dalla fase dei progetti pilota.

Come Confindustria Basilicata, riteniamo che il Mezzogiorno non debba essere un semplice consumatore di tecnologie sviluppate altrove, ma un luogo di applicazione industriale avanzata, dove l’innovazione incontra il lavoro, la produzione e il territorio.

L’intelligenza artificiale non è il futuro: è il presente che dobbiamo governare. E se vogliamo che questo presente non aumenti le disuguaglianze, ma rafforzi il sistema Paese, dobbiamo partire anche dai territori industriali meno visibili, ma non meno strategici.

Con visione, coordinamento e responsabilità, l’IA può diventare un’opportunità concreta anche – e soprattutto – per regioni come la Basilicata.

Privacy Policy Cookie Policy