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Il Nuovo Ordine Mondiale di Trump nuoce a democrazia e diritto internazionale
Ma è la scelta della Meloni a lasciare esterrefatti, essendo l’unica premier a dare per scontata la legittimità dell’intervento USA: così facendo, ha definitivamente buttato nella spazzatura il suo appassionato sovranismo
Con l’attacco al Venezuela e l’arresto del dittatore Maduro, Trump ha violato il diritto internazionale che all’art. 2 vieta ogni possibile aggressione di Stati sovrani, mentre il Mondo si è di colpo visto sostituire le regole del diritto, con l’unica regola del più forte. E questa è la maturazione del progetto di Trump delle “aree di influenza”, e cioè la visione ottocentesca a garanzia per ogni superpotenza di avere un intero continente su cui decidere di fare quello che vuole, il che è un disegno mostruoso, perché punta esattamente all’obiettivo di dominare il mondo con il vecchio sistema della colonizzazione.
Pertanto Trump ha iniziato l’operazione nel “cortile di casa”, e cioè nell’intero continente americano, dal Canada all’Argentina, ma senza dimenticare che non si fanno le guerre se non c’è un bottino conveniente.
Ed ecco perché ha aggredito il Venezuela, senza dirlo neanche al Congresso, unico organo che può autorizzare aggressioni e bombardamenti, e, senza presentare una dichiarazione di guerra al Venezuela, dunque nella totale assenza di trasparenza in quanto l’operazione era illegale, ed ha fatto catturare il Presidente Maduro e lo ha fatto portare in un carcere USA, con un arresto che somiglia piuttosto a un vero e proprio sequestro di persona.
Trump cerca la giustificazione dichiarando che l’aggressione del Venezuela è stata una difesa dell’interesse nazionale e per contrastare il narco-terrorismo, ma dove sarebbe il terrorismo? E perché c’era il bisogno di accusare Maduro di narcoterrorismo, oltre che di altri reati, che non sono idonei a mettere a rischio la sicurezza degli USA?
La verità è che l’unico vero obiettivo era l’eliminazione del Presidente Maduro per avere in mano il potere sul Venezuela, e prendere possesso del petrolio, unico e vero obiettivo.
Personalmente non ho mai avuto simpatie per il Presidente Maduro e, avendo diversi amici in Venezuela, ho sempre seguito la politica di questo Stato ricchissimo, ma così male amministrato, e soprattutto così dittatoriale, da togliere ogni diritto ai cittadini non aderenti alla sua fazione. Ma non condivido la gioia di chi pensa che comunque, con l’aggressione illegittima di Trump, si è potuto fare cadere un dittatore. Perché è un gravissimo errore accantonare le leggi che garantiscono i diritti dei popoli, anche per fare giustizia contro un dittatore, per quanto colpevole di gravissimi reati, perché l’esempio dell’agire con la forza bruta rischia di trasformare l’intera Terra in un immenso Far West, banalizzando le regole del diritto internazionale. In questo modo ogni Superpotenza potrà rivendicare di essere legittimata ad aggredire qualunque Stato e arrestare chiunque, ricorrendo ad accuse pretestuose basate sulla parola di personaggi conosciuti come bugiardi seriali. Ed è esattamente questo che va contestato, perché le regole vanno sempre rispettate, specie sulla vicenda del Venezuela, dove il vero problema è sempre stato quello del petrolio, che consente con questo attacco agli USA di diventare il Paese più ricco di petrolio al mondo, grazie all’oro nero venezuelano.
E senza contare l’azzardo di un’aggressione di uno Stato alleato con Russia e Cina, che potrebbe portare a gravissime conseguenze, fino a quella di una guerra mondiale, anche perché Cina e Russia sono alla seconda mortificazione dopo il bombardamento agli impianti nucleari dell’Iran dello scorso giugno, e il caso Venezuela rischia anche di rompere gli equilibri mondiali del petrolio. Ed in ultimo, tornando a quanti hanno gioito per la caduta di Maduro, costoro non hanno molto da ridere, perché Trump ha deciso di governare da remoto con gli uomini e la struttura di Maduro, e quindi non ci sarà alcuna democrazia e tanto meno cambiamento di regime, a conferma che il vero interesse era solo il petrolio. Ma l’aspetto sicuramente più grave è quello dei comportamenti dei premier europei, e dei loro balbettamenti dovuti alla cautela sulla gravissima violazione del diritto internazionale in merito all’aggressione del Venezuela e del suo Presidente, che hanno pronunciato giudizi di fatto privi delle doverose contestazioni, dimostrando ancora una volta l’irrilevanza del loro ruolo e una certa codardia, piuttosto che reagire sull’assoluta intoccabilità del diritto internazionale e chiedere che aggressioni del genere devono essere bandite per sempre.
Ma è la scelta della Meloni a lasciare esterrefatti, essendo l’unica premier a dare per scontata la legittimità dell’intervento USA, perché: “il Governo italiano considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Ma Meloni, così facendo, ha definitivamente buttato nella spazzatura il suo appassionato sovranismo, perché introduce giustificazioni alle aggressioni di Stati sovrani e non prova nessuna preoccupazione delle conseguenze di una azione che di fatto provoca l’avvio del Far West, a partire dall’Ucraina e da Taiwan, che potrebbero fare la stessa fine del Venezuela e, a ruota, anche altri Stati potrebbero subire lo stesso trattamento da parte delle superpotenze. Un altro formidabile trionfo della Meloni nella difesa dell’interesse nazionale per l’Italia e per tutti i Paesi del mondo, che non hanno lo status di superpotenza.
Perché il vero problema è che l’Europa non ha più alcuna funzione nell’attuale assetto mondiale, ma troverebbe una soluzione diversa se gli Stati Europei, eventualmente un primo nucleo iniziale se non fosse possibile coinvolgerli tutti, decidesse di dare vita alla Federazione degli Stati d’Europa, creando le condizioni del ritorno del vecchio continente al ruolo che gli compete nel mondo di salvaguardia dell’indipendenza europea, della libertà, della democrazia, del nostro sistema di vita e dei nostri valori.