Le risorse pubbliche

I fondi regionali per gli investimenti e le innovazioni nelle aree interne della Puglia

Con il PIA Turismo, rivolto a piccole, medie e grandi imprese e a reti di impresa per programmi compresi tra 5 e 40 milioni di euro, sono state presentate 25 iniziative, per un volume di investimenti pari a 374 milioni di euro e agevolazioni richieste per oltre 208 milioni

Il turismo pugliese non è più soltanto un settore che cresce nei flussi. È un comparto che investe, innova, si struttura e mobilita risorse pubbliche e private con una dimensione finanziaria che merita una lettura pienamente economica.
Alla BIT di Milano la Regione Puglia ha presentato il quadro delle opportunità di investimento attive nella programmazione 2021–2027, offrendo una fotografia che va oltre la promozione e racconta un sistema produttivo in consolidamento.

I dati aggiornati al 30 novembre 2025 parlano di oltre 4 miliardi di euro di investimenti complessivi attivati attraverso gli strumenti regionali (anche declinati all’industria turistica) – tra Contratti di Proponente gramma, PIA, MiniPIA, STEP, Nidi e TecnoNidi – a fronte di più di 2,19 miliardi di agevolazioni concesse. L’incremento occupazionale stimato supera le 8.000 unità. Dentro questo quadro generale, il turismo rappresenta una componente significativa e dinamica.

Con il PIA Turismo, rivolto a piccole, medie e grandi imprese e a reti di impresa per programmi compresi tra 5 e 40 milioni di euro, sono state presentate 25 iniziative, per un volume di investimenti pari a 374 milioni di euro e agevolazioni richieste per oltre 208 milioni.

L’impatto occupazionale atteso è di 566 nuovi posti di lavoro. Non si tratta di semplici ampliamenti ricettivi: i programmi devono integrare obbligatoriamente investimenti produttivi con interventi di innovazione tecnologica o formazione e possono includere azioni per la tutela ambientale, l’internazionalizzazione e consulenze specialistiche. Accanto ai grandi programmi, il MiniPIA Turismo registra una partecipazione ancora più ampia in termini numerici. Le iniziative presentate sono 201, per un investimento complessivo di 271 milioni di euro e agevolazioni richieste per oltre 135 milioni, con 441 nuovi posti di lavoro previsti. Qui il target è quello delle PMI e delle micro imprese, con progetti tra 30 mila e 5 milioni di euro. Anche in questo caso, l’investimento produttivo deve integrarsi con innovazione digitale, transizione ecologica o formazione.

Se si sommano i due strumenti dedicati al turismo il risultato è significativo: 226 iniziative, oltre 645 milioni di euro di investimenti attivati e più di mille nuovi posti di lavoro attesi. Un dato che va letto insieme ai numeri dei flussi turistici, con 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze annue e un’incidenza del settore intorno al 13 per cento del PIL regionale.

Gli investimenti raccontano la volontà di consolidare questa posizione, rafforzando la competitività sui mercati internazionali e migliorando la qualità dell’offerta Dentro questa architettura un ruolo centrale è attribuito alle aree interne. In Puglia sono 55 i Comuni ricompresi nelle cinque aree SNAI (Alto Salento, Alta Murgia, Gargano, Monti Dauni e Sud Salento) che rappresentano oltre il 21% dei Comuni regionali e coprono più di 3.700 chilometri quadrati di territorio, con circa 230 mila residenti. Territori caratterizzati da distanza dai principali poli di servizi, fragilità demografica ma forte dotazione ambientale e culturale.

È su questi contesti che la programmazione FESR concentra una parte significativa delle risorse, circa 79 milioni di euro, per la valorizzazione turisticoculturale e lo sviluppo territoriale delle aree interne, con investimenti destinati alla riqualificazione di spazi urbani e rurali, al recupero di immobili pubblici, alla tutela del patrimonio culturale e allo sviluppo di un’offerta turistica innovativa e sostenibile.

Per navigare in questo mare di opportunità, uno strumento utile è il portale istituzionale www.pr2127.regione.
puglia.it. C’è un elemento che merita attenzione. Una parte consistente degli interventi riguarda il recupero e la riqualificazione di immobili abbandonati da oltre tre anni, la trasformazione di edifici rurali, masserie, trulli e immobili di interesse storico in strutture ricettive, l’ammodernamento di campeggi, marina resort, infrastrutture sportive e centri congressuali. Non soltanto nuove camere, ma riuso del patrimonio esistente e qualificazione dell’offerta. È qui che la politica industriale incontra la rigenerazione territoriale. La BIT, in questo senso, non è stata solo una vetrina. È stata l’occasione per presentare un sistema che prova a passare dalla crescita spontanea alla pianificazione strutturata.

Privacy Policy Cookie Policy