I dati
Puglia, il turismo la nuova leva per lo sviluppo
L'intero settore incide oggi per circa il 13% sul pil regionale, configurandosi come uno dei principali comparti economici
La 46esima edizione della BIT, la Borsa Internazionale del Turismo di Milano, conferma per Puglia e Basilicata una fase di consolidamento strutturale del comparto turistico. I dati presentati negli incontri istituzionali delineano un sistema che ha superato la fase di rimbalzo postpandemico e si colloca su un percorso di crescita più stabile e programmata. La Puglia ha chiuso il 2025 con 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze, registrando una crescita significativa della domanda internazionale, superiore al +25%. L’incremento non riguarda soltanto i volumi complessivi, ma la composizione della domanda, con un rafforzamento della proiezione estera e segnali di progressiva destagionalizzazione. Il turismo regionale incide oggi per circa il 13% sul Pil pugliese, configurandosi come uno dei principali comparti economici per valore aggiunto e occupazione diretta e indiretta. Alla BIT, il presidente della Regione Puglia, Antonio De Caro, ha sottolineato la dimensione strutturale di questa fase: «La crescita non è più episodica. Stiamo lavorando per consolidare un sistema che metta insieme qualità dell’offerta, equilibrio territoriale e capacità di competere sui mercati internazionali. Il turismo oggi è una com-Proponente stabile della nostra economia».
Sul piano operativo, la presenza pugliese in fiera ha prodotto 1.500 incontri business tra imprese locali e operatori nazionali e internazionali, con la partecipazione di 60 aziende nell’area dedicata e 184 Comuni coinvolti nei panel territoriali. Un dato che evidenzia un sistema più organizzato sul versante commerciale e promozionale. Il rafforzamento riguarda anche il segmento MICE. In Puglia operano circa 250 sedi per eventi e congressi, pari al 4,4% del totale nazionale e a quasi un terzo dell’offerta del Mezzogiorno. Nel triennio 2022-2024 si stimano tra 9.000 e 11.000 eventi annui, con circa 900.000 partecipanti medi l’anno. Permane tuttavia una prevalenza di eventi medio-piccoli, con una dimensione media intorno ai 150 partecipanti e una quota internazionale ancora contenuta, elemento che limita la capacità di intercettare grandi congressi.
Accanto alla Puglia, la Basilicata ha presentato risultati che segnano un cambio di passo. Il 2025 si è chiuso con 1 milione e 35 mila arrivi e 2,83 milioni di presenze, in crescita del +9,7% rispetto al 2019 e del +12,4% sul 2024. La componente internazionale rappresenta il 32,05% degli arrivi, con Francia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Spagna tra i principali mercati. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha definito il risultato «un passaggio strutturale per l’intero sistema regionale», aggiungendo: «Il turismo non è più un fenomeno episodico legato a singoli eventi. Dobbiamo rafforzare la governance e la misurabilità dell’impatto economico, per orientare con maggiore precisione le scelte di investimento pubblico e privato».
Per entrambe le regioni emergono punti di forza comuni: crescita della domanda estera, ampliamento dell’offerta oltre il balneare, maggiore integrazione tra cultura, enogastronomia, turismo lento e grandi eventi. In Puglia si registra una diversificazione crescente tra mare, città d’arte, cammini religiosi, aree interne e turismo congressuale; in Basilicata si consolida il ruolo di Matera e del Metapontino, con segnali di espansione nelle aree interne.
Restano tuttavia criticità strutturali.
Per la Puglia pesano le infrastrutture di collegamento e la limitata disponibilità di grandi spazi congressuali. La frammentazione dell’offerta e la necessità di una promozione ancora più mirata sui mercati extraeuropei rappresentano ulteriori ambiti di intervento. Per la Basilicata la sfida riguarda il consolidamento dei flussi e il rafforzamento dell’integrazione tra prodotto e comunicazione, in un contesto territoriale più fragile sul piano infrastrutturale.
L’indicazione che emerge dalla BIT è chiara: il turismo nel Mezzogiorno non è più un comparto accessorio, ma una componente strutturale dell’economia regionale. La fase attuale richiede una gestione più sofisticata dei flussi, maggiore capacità di programmazione e un rafforzamento delle politiche di qualità. La crescita è evidente nei numeri. La competitività futura si misurerà nella capacità di trasformare questi risultati in valore economico stabile e distribuito sul territorio.