I dati

Auto, l’onda degli incentivi: ecco come cambia il mercato. Le valutazioni dei concessionari pugliesi

Leonardo Petrocelli

Il tonfo dei motori termici e la crescita delle ibride. Vince il noleggio breve: piacciono le cinesi. Stellantis fa meglio di tutti e si prende i primi quattro posti

I numeri possono impressionare, ma anche mentire. Ecco perché i dati necessitano sempre di essere interpretati, soprattutto quando si parla di automotive. Ma una base di partenza c’è: a gennaio 2026 il mercato italiano ha fatto un balzo del 6,18% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente con ben 141.980 automobili immatricolate.

E tuttavia c’è un prima e un dopo con la pandemia di mezzo: rispetto al 2019, infatti, ultimo riferimento utile perché pre-Covid, il gap al ribasso resta 14 punti, più del doppio di quanto si è guadagnato. A distanze siderali si colloca invece il dato paradigmatico del 2007, precedente alla crisi economica dei subprime: allora le macchine immatricolate furono quasi due milioni e mezzo. Un’enormità mai più replicata (nel 2017 si tornò a sfiorare i due milioni, poi arrivò il virus). Tornando sulla terra e ragionando di ciò che si ha per le mani, è possibile affermare che la verità stia nel mezzo, che galleggi fra ottimismo e disfattismo. Segnali positivi, forse incoraggianti, soprattutto se si considera la crescita del mercato dell’usato (dunque l’interesse per l’auto è vivo) ma lontani dal certificare una svolta vera e propria. Anche perché il canale dei privati, di fatto, arretra mentre cresce quello delle autoimmatricolazioni, cioè dei veicoli registrati dalle concessionarie o dalle case produttrici. Ci sono molti chilometri da macinare, ancora, a livello produttivo e commerciale per dirsi fuori dalle secche. Al momento la previsione complessiva per il 2026 è di poco superiore al milione e mezzo di immatricolazioni. Quasi un punto in più rispetto al 2025.

A scendere nei dettagli, poi, la faccenda si complica ulteriormente. I numeri risentono degli incentivi sull’acquisto di auto elettriche prenotati dal giorno 22 del mese di ottobre e collegati a quasi 56mila macchine, la cui immatricolazione è stata «spalmata» sostanzialmente su tre mesi (novembre, dicembre e gennaio) con effetti positivi, seppur minimi, previsti anche sulle settimane a venire. Di fatto a gennaio la quota di immatricolazioni di auto elettriche è stata del 6,6%, corrispondente a 9370 unità, mentre a novembre e dicembre - dove gli effetti degli incentivi sono stati più sostanziosi - si registrano rispettivamente un 12,2% e un 11%. Evidente come si tratti di una scia che va spegnendosi: seguendo il solito paragone annuale a gennaio 2025 il dato era comunque inchiodato al 5%. La crescita c’è (+ 1,6%).

In tema di alimentazione, arretrano i motori termici: la benzina pura cede un quarto dei propri volumi, con un tonfo di otto punti, mentre il diesel inciampa di due, complici le accise che ne hanno pareggiato il costo con la «verde». Male anche il Gpl, in Italia solitamente molto apprezzato, che cala di un terzo attestandosi al 6,5%. Molto meglio fanno le ibride (a quota 52,1% sul totale) che si prendono la scena con un balzo di oltre sette punti: trainano le mild (ibridazione leggera con elettrico a supporto), seguono le full. In termini di crescita si segnalano anche le plug-in con un + 5%: sono le vetture più flessibili, quelle che solitamente consentono di utilizzare l’elettrico in città e il termico nei lunghi viaggi. Per quanto riguarda il noleggio, infine, il lungo termine arranca mentre il breve esplode guadagnando oltre cinque punti: insieme al privato cittadino sono soprattutto le aziende, in mancanza di agevolazioni per l’acquisto, a scegliere questa formula.

L’ultimo capitolo è invece dedicato ai marchi. Perché se il dato di riferimento è quel +6,18% evocato all’inizio, Stellantis fa quasi il doppio con un notevole +11,8%: il primato è della Fiat Pandina (13.394) seguita a ruota dalla Jeep Avenger, dalla Citroen C3 e dalla Fiat Grande Panda. Al netto della crescita delle cinesi, a cominciare da Leapmotor, sempre più gradite nel Belpaese, il poker di testa, insomma, parla italofrancese.

PARLANO I CONCESSIONARI

Parla Francesco Marino:  «La demonizzazione del termico resta il grande problema»

Francesco Marino, amministratore delegato dell’omonimo gruppo, da dove cominciamo nella valutazione dei numeri di gennaio?
«Dalla constatazione, oggettiva, che alla fine del 2025 ci sono stati gli incentivi e questi ordini dovevano essere immatricolati».

Ha avuto un effetto, certo, ma rimane il +6,18% rispetto a gennaio 2025.
«Vero, ma registriamo comunque un -14% rispetto al 2019, ultimo anno prepandemico di riferimento per tutti. E istituti autorevoli affermano che tra il 2025 e il 2026 ci sarà un sostanziale pareggio. Di certo, grazie agli incentivi le percentuali di gennaio sono andate su».
Quali altri fattori hanno contribuito?
«Il chilometro zero, cresciuto notevolmente. Il combinato disposto con l’elettrico ha prodotto quel +6,18%».
Se guardiamo all’alimentazione qual è il dato più interessante?
«La crescita delle ibride. Un fattore che ci fa ben sperare in merito alla trattativa con la Commissione europea per i target di CO2 dei prossimi anni».
Cosa, invece, preoccupa di più?
«La constatazione che i cittadini e le aziende - i privati, quindi - flettono, mentre crescono chilometro zero e noleggio, cioè le autoimmatricolazioni».
Che tipo di iniziativa darebbe una sferzata al mercato?
«Innanzitutto, una fiscalità coerente ed ecoincentivi strutturali con contributi progressivi in base all’Isee ma anche al modello acquistato. Poi, la demonizzazione dell’alimentazione termica andrebbe calmierata perché oggi il cliente è disorientato rispetto alla tecnologia da comprare».
Ecco, cosa ha capito il consumatore?
«L’unico input chiaro è quello che riguarda il diesel. Tutto il resto è buio. Per questo è indispensabile una corretta informazione».

Parla Miriam Loiacono: «Un effetto-traino da Fiat: i consumatori sono più interessati»

Miriam Loiacono, Ceo di Autoclub group, come giudica i dati del mese appena trascorso?
«Mi torna alla mente una di quelle frasi, entrate nel senso comune, che da sempre si ripetono: se vende Fiat, vendono tutti».
Ed è vero?
«Possiamo metterla così: subito dopo Natale, Fiat è partita con campagne molto aggressive che hanno funzionato bene. La crescita di Fiat ha quindi smosso l’attenzione del consumatore spingendolo a cercare».
Quindi i segnali sono positivi?
«Nel complesso sì. C’è stata una forte registrazione di traffico sia nel nuovo che nell’usato e questa è sempre una indicazione che denuncia interesse».
Quanto ha pesato l’apertura, seppur leggera, dell’Europa che ha derogato al dogma del 100% elettrico dal 2035?
«Continuo a sostenere che ha avuto un effetto sul consumatore. Lo ha, in qualche modo, rimesso in moto. E si vede, in particolare, per l’attenzione dedicata alle hybrid nelle diverse forme».
Se ciò vale per il privato cittadino cosa si può dire per le aziende?
«Purtroppo il mercato italiano è molto penalizzate, soprattutto dal punto di vista fiscale. Le aziende sono un consumatore fortemente trascurato, nonostante tutte le richieste, inascoltate, di semplificazione burocratica e di miglioramento della detraibilità dell’Iva».
E quindi cosa succede?
«Succede che le aziende si buttano sul noleggio. E infatti quello a breve termine è esploso: una esigenza di flessibilità di tutti cui siamo chiamati a rispondere».
Alla fine, qual è il punto più rilevante?
«Il fatto che Stellantis stia finalmente cercando di risorgere dalla crisi dovrebbe far piacere a tutti. Perché è un elemento che tocca l’occupazione, dunque la carne viva del Paese, nonché la capacità produttiva dell’Italia». 

Parla Francesco Maldarizzi: «Il quadro è stabile Stellantis registra una nuova vitalità»

Francesco Maldarizzi, Cavaliere del Lavoro e presidente dell’omonimo gruppo, sbaglia chi accoglie questi dati con entusiasmo?
«No, non penso che siano stati malgiudicati. Io per primo non darei una valutazione pessimistica».
Qual è il punto?
«Come viene spesso rilevato, il mercato italiano è un mercato costante. I dati del 2026 saranno sostanzialmente quelli del 2025 con piccole variazioni. Ci saranno dei mesi con il segno più, come è stato per questo gennaio, e altri con un segno leggermente negativo».
E questo è un bene o un male?
«Lavorare in un mercato costante è un fatto positivo».
Vale per l’Italia, ma anche per l’Europa?
«Sì, e d’altronde non potrebbe essere diversamente. Il mercato non può esplodere nella misura in cui siamo un mercato di sostituzione da anni. È un dato di fatto. Possiamo avere delle differenze tra costruttori ma nei confini dello stesso schema: uno sale, l’altro scende però il numero complessivo rimane sempre quello».
All’interno del ballo delle cifre, impressiona il dato di Stellantis che «doppia» quello generale. Sono semplicemente macchine che piacciono di più rispetto ad altre?
«Numeri alla mano, Stellantis ha avuto una crescita importante, trainata proprio dal marchio Fiat. E questo perché ci sono modelli nuovi e diverse iniziative. Insomma, una rinnovata vitalità, dopo tre anni passati un po’ sotto tono. Fiat, nell’ambito Stellantis, torna ora ad essere protagonista del mercato».

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