il caso
«Perché la cultura deve essere gratis?»: è bufera social per le parole di Vincenzo Schettini. Gli utenti: «Classista»
«Praticamente Schettini vuole trasformare l'istruzione in un Onlyfans di derivate e integrali. La scuola è un diritto costituzionale, non un abbonamento premium». Poi la replica del prof-influencer
È finito al centro delle polemiche il pugliese Vincenzo Schettini, il professore di fisica che ha conquistato il web con le sue lezioni. Gli utenti di Youtube e X, in particolare, non hanno apprezzato il suo intervento nel podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli: «L’insegnamento cambierà molto - ha dichiarato il professore de La Fisica Che Ci Piace -. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile».
Poi, il docente ha raccontato che, ai tempi delle sue prime live su Youtube, "costringeva" i suoi alunni a seguire le lezioni virtuali interrogandoli il giorno successivo sul loro contenuto.
Tra chi lo accusa di essere classista e chi di aver sfruttato gli studenti per macinare visualizzazione, gli utenti non si sono risparmiati: «Praticamente Schettini vuole trasformare l'istruzione in un Onlyfans di derivate e integrali. La scuola è un diritto costituzionale, non un abbonamento premium».
«Il classismo malcelato - si legge in un altro commento - che trasuda questa intervista, altro che umanità! l'istruzione è un diritto, non è un prodotto di un influencer e non è un "contenuto" fruibile a pagamento, è gravissimo il messaggio che è stato dato ed è altrettanto grave che in pochi nei commenti abbiano notato questo passaggio». E ancora: «Se sei così tanto sicuro del tuo prodotto non metterti in part-time: lascia il "posto fisso", lascia la scuola pubblica, e fai ciò che ritieni opportuno».
«Questo è dove stiamo andando a parare e questa cosa dovrebbe onestamente terrorizzare tutti. Ha affascinato tutti, ma col sorriso, le battutine e gli esperimenti caccia fuori delle atrocità assurde e da brividi, specchio della nostra società capitalista: la cultura non è un prodotto, la cultura è di tutti, non può e non deve essere a pagamento. Il fatto che ce ne siamo accorti in pochi rende il tutto più triste».
Schettini ha replicato a uno di questi commenti su X: «La scuola “è gratuita e aperta a tutti” ma questo non significa che andare a scuola sia gratis. [...] Quello che intendevo nel video che ha estrapolato solo in parte dal podcast é la possibilità da parte dei bravi docenti, quelli che credono nel proprio percorso, di utilizzare le possibilità che la rete sta dando per magari creare contenuti online di supporto allo studio, anche in questo caso, sia gratuiti che a pagamento. La rete é piena di insegnanti che fanno questo in tutto il mondo».