il problema
Fasano, cittadini in balia di acqua e fango: i lavori per il drenaggio sono fermi da mesi
Durante gli scavi scoperta la presenza di cavi dell’alta tensione interrati
Doveva essere l’opera definitiva per mettere in sicurezza il territorio di Fasano. Un sistema di ingegneria idraulica pensato per domare la furia delle acque meteoriche che dalle colline scendono verso il mare. Allo stato, il progetto di regimazione delle acque resta un’incompiuta che lascia i residenti di alcune zone periferiche in balia del fango e della paura.
La vicenda. Sul territorio fasanese sono stati realizzati canali artificiali larghi cinque metri che dovrebbero servire a incanalare i flussi idrici generati dalle acque pluviali. In diverse località i lavori sono conclusi, in altre sono in corso, ma altrove sono fermi con disagi e problemi per i residenti. È il caso della periferia sud di Fasano lungo la strada che porta a masseria Signora pulita e verso la collina di Lamie di Olimpia, dove i lavori si sono scontrati con un paralizzante imprevisto. A monte e a valle della strada comunale che conduce a Signora pulita, il cantiere è fermo da almeno otto mesi - asseriscono i residenti della zona - in quanto si sarebbero scoperti, durante gli scavi per la realizzazione del canale di deflusso delle acque piovane, dei cavi dell’alta tensione interrati. Cavi che, incredibilmente, non risultavano su nessuna mappa o cartografia ufficiale. La mancata corrispondenza tra lo stato dei luoghi e le planimetrie delle «autostrade sotterranee» (dove passano cavi e tubature di ogni genere) ha creato uno stallo tecnico-burocratico che sembra non avere via d’uscita, almeno sino a oggi.
«Opere di questa importanza non possono interrompersi per problemi tecnici che non avrebbero dovuto nemmeno esistere se a monte fossero state aggiornate le cartografie», lamentano i cittadini.
L’ironia della sorte è che l’opera, nata per prevenire le alluvioni, ne sta paradossalmente peggiorando gli effetti. Le abbondanti piogge di quest’inverno hanno dimostrato la fragilità del sistema interrotto: i tratti di canale già realizzati, non essendo collegati tra loro a causa del blocco dei lavori, finiscono per colmarsi e trasformarsi in vere e proprie dighe. L’acqua, non potendo defluire, tracima con violenza nei terreni circostanti e sulle strade, trascinando detriti e rifiuti incautamente abbandonati, creando non pochi disagi. Il risultato è l’esatto opposto di quanto progettato: la situazione attuale annulla il motivo stesso della realizzazione dei canali.
L’esasperazione ha raggiunto il limite. I residenti della zona, stanchi di vivere con l’ansia a ogni bollettino meteo, si dicono pronti a dare battaglia legale. Tra ricorsi e richieste di risarcimento per i danni subiti ai terreni privati e i disagi alla circolazione, la protesta promette di spostarsi dalle strade alle aule di tribunale.