La polemica

«Fuggono tutti dalle contrade», il comitato dei residenti di Brindisi in protesta

Andrea Pezzuto

Assenza di opere e sanatorie «salate». Le opposizioni chiedono la revoca della delibera di impugnazione della sentenza del Tar che abbatte gli oneri di urbanizzazione, ma arriva il no della maggioranza

BRINDISI - L’incertezza sui tempi di realizzazione delle opere di urbanizzazione, a fronte delle alte cifre pagate per il rilascio della sanatoria, sta esasperando gli animi dei residenti delle contrade di Sant’Elia e Montenegro oggetto dei Piani di recupero, che attraverso il loro comitato attaccano l’amministrazione Marchionna. Nell’ultimo consiglio comunale, infatti, la maggioranza ha bocciato la mozione delle opposizioni, che chiedevano alla giunta di ritirare in autotutela il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che dava ragione a una residente della contrada di Torre Rossa, stabilendo oneri di urbanizzazione decisamente più bassi rispetto a quanto richiesto dal Comune.

«Il Comitato contrade Sant’Elia e Montenegro esprime delusione - scrivono i residenti - circa la bocciatura della mozione che riguarda le contrade. Una determina di 65mila euro è stata ricalcolata dal Tar, che ha quantificato in poche migliaia di euro la reale entità dell’importo dovuto dalla cittadina. Come Comitato siamo consapevoli che il costo delle varianti di recupero sia a carico dei residenti, ma sta di fatto che sono passati 40 anni da quando è stata emanata la prima legge di condono e nonostante le somme già pagate e le promesse susseguitesi negli anni, la situazione è sempre la stessa. Non ci aspettavamo una cancellazione tout court delle cartelle degli oneri ma speravamo in un’apertura dell’attuale amministrazione, magari a fronte del voto contrario alla mozione ci aspettavamo di conoscerne le motivazioni e magari ci aspettavamo rassicurazioni su altre strade che possano portare ad alleggerire gli importi da pagare, soprattutto considerando le tante promesse elettorali fatte ormai un anno fa da diversi politici venuti appositamente a convincerci delle loro qualità».

Nel corso del consiglio comunale, il sindaco Pino Marchionna ha spiegato dettagliatamente le ragioni per le quali l’ente ritiene errata la sentenza del Tar. «Il calcolo effettuato dal verificatore scelto dal tribunale - ha detto il sindaco - è illegittimo. Basti pensare che la stessa cittadina ricorrente, con la sua Ctu di parte, aveva quantificato gli oneri in 26mila euro, ovvero molto di più dei 3mila euro statuiti dal verificatore». L’errore, secondo il primo cittadino, deriva dal fatto che il verificatore ha pensato che «la delibera del consiglio comunale del 2021 con la quale si auspicava che Snam si facesse carico di un terzo delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria di Torre Rossa, è stata considerata dal verificatore come dato già acquisito. Ora, permane l’impegno di Snam ma al momento non è stato ancora formalizzato nulla. Deve essere ancora depositata la relazione finale dell'Autorità di bacino. Dopodiché, con Acquedotto pugliese si potrà completare la rete idrica-fognante, che è per larga parte già funzionante. Successivamente, progetteremo opere come la rete stradale e i cavidotti per l’illuminazione e convocherò Snam per verificare quanto vorrà garantire come apporto economico». Insomma, per il sindaco non c’è stato nessun errore di calcolo da parte degli uffici ma solo un abbaglio del verificatore, che ha tratto in inganno il giudice.

Spiegazioni che però non convincono i residenti delle contrade. «Sembra che le tante problematiche che affliggono le contrade - lamenta il Comitato - possano aspettare. Non si capisce quale sia il programma di governo da qui ai prossimi anni e si va avanti solo per ipotesi. Non è dato sapere come sarà gestita la cessione delle strade, quali procedure potranno essere adottate per agevolare il rilascio delle concessioni, se per le contrade che hanno problematiche differenti rispetto a Torre Rossa ci sia uno spiraglio per vedere eseguiti i lavori o se dovremo rassegnarci a vivere nel degrado, pur avendo già pagato somme altissime. Abbiamo informalmente richiesto un incontro molti mesi fa al sindaco e agli assessori all’Urbanistica e ai Lavori pubblici: ci fu risposto che avremmo dovuto avanzare una richiesta formale ma nonostante sia stata inoltrata via e-mail, non abbiamo mai ricevuto risposta. Continuiamo a vivere nell’incertezza, stritolati nei meccanismi della burocrazia, legati a vincoli e pregiudizi che ormai ci stanno portando a considerare inutile continuare a sperare. Basti vedere la mole di annunci di vendita presenti in zona. Il motto sta diventando ormai ricorrente: metto a posto le carte per vendere e sparire per sempre da qui. Non vogliamo essere continuamente presi in giro e pretendiamo che vengano portate avanti le migliori soluzioni per attuare quei Piani di recupero che sono là in attesa da venti anni. Abbiamo avuto solo due mesi di tempo per pagare, sono passati già tre anni da quando abbiamo pagato e ritirato le prime concessioni edilizie, quanto tempo occorre al Comune - conclude il Comitato - per avviare quei lavori?».

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