ambiente

Trani, il bellissimo centro storico con vista sui palazzi all’amianto

Nico Aurora

Enormi i rischi per la salute pubblica, chiesto intervento di Asl e Prefettura per avviare le opere di bonifica attese da decenni

Coperture in cemento-amianto degradate, censimenti incompleti, bonifiche mai avviate e un’ordinanza rimasta lettera morta da oltre cinque anni. È questo il quadro allarmante che emerge dalla denuncia congiunta del Codacons di Trani e dell’Associazione esposti amianto e rischi per la salute Bat, che hanno indirizzato una nota ufficiale a Prefettura, Asl Bt, sindaco ed assessori regionale e comunale all’ambiente. Il documento, firmato da Antonio Carrabba e dall’avvocato Nicola Ulisse, descrive una situazione che le due associazioni definiscono senza mezzi termini «di grave emergenza sanitaria e ambientale», chiedendo interventi urgenti e concreti.

La legge 257 del 1992 ha vietato la produzione, commercializzazione ed utilizzo dell’amianto in Italia. Eppure, a quasi 36 anni da quella norma, nel territorio di Trani permane una presenza diffusa di manufatti in cemento-amianto: coperture, canne fumarie, cisterne e altri elementi, spesso in avanzato stato di degrado. Cittadini e lavoratori continuano così a essere esposti al rischio di patologie asbesto-correlate, alcune delle quali mortali.

Le associazioni segnalano inoltre, in via riservata, un caso di mesotelioma pleurico diagnosticato in danno di una casalinga della città, riconducibile indirettamente all’esposizione all’amianto. Un dato che testimonierebbe come il problema non sia solo industriale, ma entri nelle case e colpisca anche chi con l’amianto non ha mai lavorato direttamente.

Il caso più emblematico e, secondo Carrabba, «ancora più grave», riguarda una copertura in amianto presente sul tetto di Palazzo Lambert, nel cuore del centro storico di Trani, in prossimità degli uffici giudiziari e della cattedrale. Un edificio abitato, situato in una zona densamente frequentata, con una copertura in evidente stato di deterioramento da anni.

La storia burocratica di questo immobile sarebbe emblematica dei ritardi che le associazioni denunciano. Nel febbraio-marzo del 2019 Polizia locale ed Arpa effettuarono un sopralluogo congiunto. A maggio 2020 venne emessa un’ordinanza di manutenzione, mai ottemperata. Da allora nulla è cambiato, se non in peggio: lo stato della copertura, secondo quanto riferito da Carrabba, è ulteriormente peggiorato.

«Sono anni che questa situazione è un vero scandalo - denuncia -. Nel giardino del palazzo c’è anche un pino che prima o poi finirà sul tetto e sarebbe un disastro per la conseguente dispersione di fibre. Le tegole in amianto sono malridotte, alcune rotte e dove ci sono parti fratturate si presume vi sia dispersione di asbesto nell’aria. Chi vive o frequenta quella zona è esposto a un rischio concreto».

La proprietà dell’immobile risulta intestata a una famiglia anziana, i cui componenti risiedono a Roma. Secondo quanto riferito, nonostante i solleciti, non sarebbero mai stati avviati interventi di messa in sicurezza. I vicini, esasperati, si sarebbero rivolti alle associazioni chiedendo supporto.

Non solo centro storico. Le associazioni segnalano una situazione critica anche lungo la via Barletta, dove diversi opifici industriali presenterebbero coperture in amianto in evidente stato di deterioramento. «Lavorare sotto tetti di amianto degradato - sottolinea Carrabba - non significa solo violare le norme sulla sicurezza sul lavoro, ma anche esporsi ad un rischio quotidiano che può tradursi in malattia anche a distanza di decenni. E il pericolo non resta in fabbrica: come dimostrano alcuni casi segnalati, le fibre di amianto possono essere trasportate a casa sui vestiti, colpendo anche i familiari dei lavoratori».

Uno degli aspetti più critici della denuncia riguarda la mancata mappatura del territorio. La normativa vigente prevede un censimento sistematico dei manufatti contenenti amianto, ma secondo le associazioni questa attività non è ancora stata portata a termine a Trani. «Ho chiesto più volte alla Polizia locale a che punto fosse il censimento -, riferisce Carrabba -: mi hanno risposto che non era ancora stato completato. Così ho cominciato a farlo io, girando personalmente per la città e documentando i siti».

Codacons e Aea si dichiarano disponibili a collaborare attivamente con le istituzioni, ma chiedono risposte rapide: «Tacere e non intervenire - concludono le associazioni nella nota - significherebbe essere complici di una situazione che mette a rischio la salute pubblica».

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