Martedì 23 Aprile 2019 | 06:19

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Timac, ora arrivano i licenziamenti

L’azienda: «Procedura inevitabile». Cascella: «Perso troppo tempo per la bonifica»

Timac, ora arrivano i licenziamenti

BARLETTA - «Procedura di di licenziamento collettivo per cessazione di attività». È l’annuncio dato da Timac Agro Italia (gruppo Roullier) ai propri dipendenti dello stabilimento di Barletta.

«Da sempre Timac cerca di coniugare sul sito di Barletta sviluppo, rispetto dell’ambiente e lavoro attraverso enormi investimenti. In particolare, negli ultimi tre anni, l’azienda lo ha fatto cercando di contemperare le opere di messa in sicurezza ambientale con l’attività produttiva dello stabilimento, senza risparmiare nessuno sforzo». Così Andrea Camaiora, responsabile delle relazioni esterne di Timac Agro Italia sulla vicenda dello stabilimento barlettano sotto sequestro con facolta d’uso dal 14 giugno 2016 e senza più facoltà d’uso dallo scorso 1° maggio su ordine del gip di Trani, Angela Schiralli, a causa della mancata bonifica dell’area industriale.

«Il 30 aprile – prosegue Camaiora – gli interventi di messa in sicurezza operativa realizzati seguendo indicazioni concordate con gli enti locali durante numerose conferenze di servizi sono stati giudicati insufficienti dall’autorità giudiziaria che ha disposto la revoca della facoltà d’uso e il fermo dello stabilimento. L’attività di bonifica, irrealizzabile a impianto attivo, è ora l’unica priorità per tutti. Timac non intende sottrarsi a questo impegno, assunto da tempo con istituzioni, territorio e opinione pubblica. Per questa ragione l’azienda, che ha sempre agito in buona fede e nel rispetto assoluto della normativa, si è già attivata per procedere con la bonifica dell’area in accordo con gli enti preposti».

Ancora: «Conseguentemente – dopo aver considerato tutte le alternative legali e operative – Timac è costretta a procedere tramite l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Inizia ora una fase di confronto con i sindacati».

l’ex sindaco cascella «Bonifica o lavoro? Perché non occupazione e risanamento insieme?».

Lo sottolinea l’ex sindaco Pasquale Cascella, le cui dimissioni sono diventate efficaci il 2 maggio, a poche settimane delle elezioni amministrative.

«È comprensibile - afferma Cascella - l’allarme dei lavoratori per la gravità della decisione assunta dalla Timac di scaricare sulla occupazione i problemi derivanti dalla decisione della magistratura di non rinnovare dopo due anni la facoltà d’uso dello stabilimento. Ma proprio questa preoccupazione deve richiamare tutti - dall’impresa ai sindacati, dagli enti pubblici alla magistratura, dalle forze politiche alle associazioni e movimenti sociali - a una riflessione severa su quale sia stata, e resti, la reale posta in gioco».

«C’è stato il tempo e il modo per individuare soluzioni che rendessero compatibili le attività di bonifica richieste da due ordinanze della Provincia, e poste alla base del sequestro giudiziario, con la messa in sicurezza operativa disposta dalla Regione - prosegue Cascella -. Purtroppo, l’azienda ha ritenuto che gli interventi per la continuità delle attività produttive potessero assorbire, o rinviare, gli interventi per rimediare alle situazioni - persino quelle storiche - di contaminazione ambientale dell’area. E ha trovato qualche alibi in speculari pregiudiziali politiche e sociali. Così, è toccato al Comune contrastare ogni tabù facendosi carico, nel contesto del nuovo monitoraggio ambientale, di disporre uno studio di fattibilità della bonifica necessaria e ammissibile. Ha dovuto farlo in sostituzione dell’azienda, anzi subendo da questa diffide e contestazioni. E ha dovuto difendere la stessa equilibrata impostazione nelle sedi istituzionali - in occasione dell’esame del Documento unico di programmazione e, da ultimo, su un particolare emendamento al Documento preliminare al Piano urbanistico generale - pur di preservare una prospettiva senza lacerazioni sociali per le complesse questioni ambientali lasciate da tempo accumulare nella zona industriale».

Conclusione: «Ora che la magistratura rende ineludibile il compito di affrontare le criticità irrisolte, sarebbe bene sgombrare il campo dalle strumentalizzazioni propagandistiche e dalle sterili contrapposizioni per recuperare gli spazi utili alla ricerca di soluzioni in grado di conciliare, finalmente, la tutela dell’ambiente con le garanzie (anche attraverso appropriati ammortizzatori sociali) per i lavoratori. Perché al risanamento insieme all’occupazione si può non rinunciare. E si deve, facendo valere proprio quella scrupolosa visione dello sviluppo sostenibile».

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