il messaggio di pace

Fra Ielpo, il lucano custode di Terra Santa dopo le mancate Palme con Pizzaballa: «La mia Pasqua a Gerusalemme»

michele de feudis

L'intervista: «Il Papa? Lo sentiamo vicino. Il Vangelo non è mai estraneo alla storia. Anche oggi, dentro un contesto segnato da violenza e paura, la Risurrezione ci chiede di cambiare sguardo»

Fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, questa settimana è iniziata con la mancata celebrazione della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro, dove si era recato con il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Come vive il messaggio della Risurrezione in un Medio Oriente segnato dalla guerra?

«Viviamo questa Pasqua in un tempo segnato da ferite profonde, da dolore e da tanta incertezza. Proprio per questo siamo chiamati a riscoprire la Risurrezione non come un evento del passato, ma come un fatto che ci raggiunge oggi, dentro la concretezza della nostra vita. Qui, in Terra Santa, questo è molto evidente: la Risurrezione di Cristo non è una parola lontana, ma è un giudizio sulla storia, anche su questa storia segnata dalla guerra».

Il Vangelo ci viene incontro…

«Sì, il Vangelo ci aiuta a comprendere il cuore della fede. Negli Atti degli Apostoli, san Pietro dice: “Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorni”. Qui c’è tutto. C’è il contrasto tra il giudizio degli uomini e quello di Dio: gli uomini rifiutano, condannano ed eliminano; Dio invece riconosce, approva e risuscita. La Risurrezione capovolge i nostri criteri. Ci insegna a guardare la realtà con occhi diversi».

La guerra come ha inciso sulla vita delle comunità cristiane?

«La guerra è una ferita per tutti, e lo è in modo particolare per le comunità locali. Porta dolore, paura, instabilità, ma anche conseguenze economiche e sociali molto pesanti. Viviamo in un contesto in cui sembra prevalere l’idea che vince chi è più forte, chi è più potente. Ma la Pasqua ci dice esattamente il contrario. Il giudizio di Dio rivela che la vera forza è nel dono di sé, nella capacità di amare fino alla fine, nel sacrificio per un bene più grande».

È la croce a racchiudere questo messaggio?

«Sì, è proprio così. Nella croce noi vediamo, secondo lo sguardo umano, una sconfitta, un fallimento, un’umiliazione. Ma la Risurrezione rivela che proprio lì si manifesta la vera sapienza, lì si compie la vera vittoria. La vittoria dell’amore che si dona senza riserve. Nella Pasqua la vita vince sulla morte, e l’amore vince sull’odio che genera le guerre».

Qual è oggi la missione dei francescani in Terra Santa?

«La nostra presenza nasce dall’intuizione di Francesco d’Assisi, che desiderava incontrare e “toccare” i luoghi della vita di Gesù. Da allora, la Custodia di Terra Santa è chiamata a custodire i Luoghi Santi, ma anche le comunità cristiane locali, le cosiddette “pietre vive”. La nostra missione è fatta di preghiera, di accoglienza dei pellegrini, quando è possibile, e soprattutto di vicinanza concreta alla popolazione, in particolare nei momenti di maggiore difficoltà».

Il dialogo tra religioni ha radici antiche…

«Sì, già san Francesco, in un tempo segnato dalle crociate, ha avuto il coraggio di incontrare il sultano in Egitto. È un gesto che continua a ispirarci ancora oggi: vivere la presenza in questa terra non come contrapposizione, ma come incontro, dialogo, rispetto».

Quanto è importante la vicinanza del Papa?

«È una vicinanza concreta, quotidiana, che sentiamo molto. Anche gesti come la Via Crucis al Colosseo, preparata quest’anno da un frate della Custodia, mostrano quanto la Terra Santa sia nel cuore della Chiesa».

La Via Crucis qui a Gerusalemme ha un significato particolare…

«Sì, perché ad ogni stazione possiamo dire “qui” … Gesù è caduto, “qui” ha incontrato sua madre. Si svolge tra le strade della città, in mezzo alla vita reale: tra la gente, tra i rumori, tra le difficoltà. È una Via Crucis che assomiglia molto alla vita dei cristiani: segnata da incomprensioni, da fatiche, a volte anche da rifiuti. E proprio lì siamo chiamati a testimoniare il Vangelo».

Il Vangelo può ancora parlare ai governanti e indicare la via della pace?

«Il Vangelo non è mai estraneo alla storia. Anche oggi, dentro un contesto segnato da violenza e paura, la Risurrezione ci chiede di cambiare sguardo: di non lasciarci determinare dalla logica del mondo, ma di imparare a leggere la realtà con gli occhi di Dio».

Qual è allora il messaggio della Pasqua?

«Il messaggio è semplice e radicale. La Pasqua ci dice che rinunciare alla violenza non è debolezza, che perdonare non è una sconfitta, che la morte non è la fine. Cristo è risorto. Questa è la nostra certezza. Ed è anche la nostra pace. E permettetemi di aggiungere un pensiero per i cristiani della Puglia e della Basilicata, la mia terra di origine: a loro giunga un saluto affettuoso dalla Terra Santa. In questa Pasqua, anche nelle loro comunità, il Signore risorto sia luce nel cammino e speranza nelle fatiche quotidiane. Li porto nel cuore e nella preghiera».

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