Martedì 16 Ottobre 2018 | 03:05

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iniziativa a bari

Il commercio rinasce
dai comitati di strada

negozi chiusi

di ANTONELLA FANIZZI

BARI - Nessuno ha la ricetta pronta per restituire a Bari quella vocazione commerciale che ha da sempre rappresentato il punto di forza dell’economia locale. Ma le prime idee cominciano a circolare proprio fra gli addetti ai lavori: chiusura dei megastore e della grande distribuzione la domenica e il lunedì mattina sull’esempio dei negozi di vicinato, abolizione della tassa sulle insegne e di quella sull’occupazione di suolo pubblico, modifica del sistema della mobilità partire dalla sosta a grattino. Ma soprattutto ascolto della base, per stilare un elenco analitico dei problemi a cui cercare di porre rimedio attraverso una serie di proposte attuabili.
Il canale per riempire di contenuti quello che gli imprenditori della moda, del settore alimentare, della cultura e di tutto ciò che ruota intorno al mondo delle vendite chiamano il «libro bianco del commercio» sono i comitati di strada. Mirano alla nascita in ogni quartiere di nuove aggregazioni di operatori commerciali i promotori comitato «Commercianti e cittadini: stop ai centri commerciali a Bari», che a breve avrà una differente denominazione.

Ieri, sempre all’hotel Excelsior, la seconda tappa dell’assemblea permanente autoconvocata, alla quale hanno preso parte operatori di categoria, consumatori, sindacati e qualche politico.
«Vogliamo allargare il consenso della base - spiega il portavoce Lorenzo Scarcelli, presidente del comitato di Piazza Umberto - e trasformarci in associazione. È questa l’intenzione emersa da una prima consultazione, durante l’assemblea. Ora le schede di adesione saranno consegnate a chi lavora nelle strade di tutta la città. Il problema non si limita al numero di serrande che si abbassano, della bottega che muore e dei posti di lavori che si perdono. Bisogna scrivere un patto con la città per recuperare il rapporto con il territorio. I comitati di strada serviranno proprio a fotografare le singole situazioni. Con l’aiuto degli ingegneri, degli analisti e del mondo accademico vogliamo costruire un programma da presentare al sindaco e alla giunta. Fondamentale, in questo percorso, sarà la collaborazione dei Municipi».

Intenzioni condivise dai presenti, ma che non riescono a placare il malcontento dei commercianti. Elio Cosma, titolare di un negozio di argenteria di via Melo, sbotta: «Questa strada è in coma, non sappiamo se riversibile o irreversibile. Da quando via Argiro è stata vietata alle auto, via Melo si è trasformata nel garage del Murattiano. La Zsr va aggiornata: grattino a 50 centesimi la prima ora, a 1 euro la seconda e a 4 euro dalla terza in poi. In questa maniera sarà possibile favorire il ricambio delle automobili».
Nino Armenise, da viale Giovanni XXIII, accentra l’attenzione sulla questione della sicurezza: «Ogni volta che una vetrina si spegne, aumentano le zone buie che fanno paura. Basta con la tassa sulle insegne: noi commercianti siamo pronti a illuminare le vie. I colori e le luci favoriscono il passeggio e attirano potenziali clienti».
Qualcun altro aggiunge: «Se il Comune non ha i soldi per il decoro delle strade, i negozianti potrebbero abbellirle con fiorire, tavolini e gazebo a proprie spese, a condizione però di non pagare l’imposta sull’occupazione di suolo pubblico». Suggerisce di tornare a discutere, questa volta a livello regionale e nazionale, il regolamento sulle aperture domenicali Savino Montaruli, di Unimpresa Bari e Bat: «I governi hanno salvato la grande distribuzione e affossato il piccolo commercio».
Opinioni a confronto che però mancano di una sintesi. La nuova associazione di cui ieri è stata annunciata la nascita ha l’ambizione di trovare un punto di incontro fra le differenti istanze. Sempre che i commercianti siano disposti a tornare a vivere la strada e ritrovare l’intesa, al di là delle denunce e delle richieste dei singoli.

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