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A Bari

Troppe vetrine si spengono
i commercianti all’attacco

Un’assemblea autoconvocata per denunciare la situazione

Troppe vetrine si spengono i commercianti  all’attacco

di DANIELA D’AMBROSIO

BARI - «Quando si spengono definitivamente le insegne e le vetrine di un negozio, diventano bui gli isolati, si oscurano i quartieri e muoiono le città». All’insegna di questo assunto, ben oltre lo slogan, commercianti e consumatori baresi, sostenuti da un nutrito gruppo di politici di tutti gli schieramenti, si sono autoconvocati (e autofinanziati perché le spese della giornata sono state coperte da donazioni spontanee, versate in una scatola all’ingresso) ieri mattina nei saloni dell’hotel Excelsior, nel ricordo dei baresi «il Jolly hotel».

Il problema, anzi il dramma - così come enunciato dagli organizzatori - non è solo del commerciante o del bottegaio che chiude o dei dipendenti che perdono il posto di lavoro: «La chiusura dei negozi in città - hanno ribadito tutti a gran voce - è una vera e propria piaga sociale».

La convocazione è partita dal comitato commercianti e cittadini: «Stop centri commerciali a Bari» e blocco all’insediamento di nuovi centri commerciali, a partire da quello cantierizzato a Santa Caterina. Questo il cavallo di battaglia. Ma si parla anche si drastica riduzione delle aperture domenicali, di consulta del commercio da attivare e far partire immediatamente, di licenze contingentate, di blocco delle aperture di compro-oro e centri scommesse, di vendite on line regolamentate a tutela dei commercianti ma anche e soprattutto dei consumatori rispetto alle truffe, e poi di parcheggi, di riduzione dei grattini, di aree di sosta veloce per agevolare i visitatori durante le compere. Ma anche di locazioni troppo alte, di periodo di saldi inadeguato perché troppo lungo ed eccessivamente anticipato rispetto al termine delle stagioni.

E poi di legalità e sicurezza, una necessità sottolineata in particolare dall’intervento del presidente onorario della Cassazione, Romano De Grazia, che ha partecipato all’incontro, soffermandosi su una legislatura che vieta il voto ai mafiosi ma non vieta loro di attivarsi per procurare i voti stessi.

Inevitabile l’attacco all’amministrazione a cui si chiede di porre freno alla «desertificazione delle attività commerciali che potrebbe portare alla scomparsa dell’intera rete dei negozi già nell’arco dei prossimi 10 anni».

E quindi la richiesta di interventi urgenti sulle tasse e sulle regole di mercato, la distribuzione equa delle risorse sui cinque Municipi cittadini per le manifestazioni a sostegno del commercio e l’opportunità del Pon Metro come sviluppo per l’area metropolitana.

Fra gli interventi che si sono susseguiti un passaggio sulla manifestazione di protesta che ha visto spegnersi le luci in molte attività commerciali di Carrassi ma anche del Murattiano, il 26 gennaio: «Le luci di Salerno attirano le folle - ha detto Nino Armenise, del negozio omonimo - e noi spegniamo le luci? A Natale in via Sparano il Comune ha messo le luci, praticamente lucine da cimitero. Noi possiamo allestire negozi bellissimi, ma se all’esterno c’è il deserto non serve a niente. Qui quello che manca è la gente».

Tantissimi i commercianti presenti, impossibile citarli tutti, e senza distinzione di categorie commerciali o di grandezza o di ubicazione più o meno centrale. Hanno partecipato anche alcuni rappresentanti degli ambulanti: la crisi non fa distinzioni.

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