la città che (non) ci piace
Bari, troppi i rifiuti nelle strade: ora lo dicono anche i turisti
I visitatori si scambiano opinioni social su una città «magica». Però... dall’aeroporto al lungomare, i segni dell’incuria si incontrano già lungo la tangenziale, dove le aree di sosta si trasformano spesso in piccoli immondezzai
Il primo impatto con la città passa anche da ciò che resta ai margini delle strade. Dall’aeroporto al lungomare, i segni dell’incuria si incontrano già lungo la tangenziale, dove le aree di sosta si trasformano spesso in piccoli immondezzai: bottiglie di plastica, fazzoletti accartocciati, rifiuti abbandonati.
Il percorso prosegue verso il centro, fino al lungomare Vittorio Veneto e Imperatore Traiano, a ridosso della città vecchia. Una fila ordinata di cassonetti accompagna il marciapiede, ma intorno si accumula di tutto: coperchi lasciati aperti, rifiuti che sporgono, sacchi a terra. Ai lati si formano vere e proprie discariche improvvisate. Accanto ai cassonetti compaiono mobili abbandonati: sedie rotte, pezzi di arredamento, materassi appoggiati ai muri come se qualcuno dovesse tornare a riprenderli. Non succede. Restano lì, almeno fino all’ennesima segnalazione. Intorno, contenitori di plastica e altri ingombranti — cassetti, ante, tavolini — completano un’immagine che stride con uno dei tratti più frequentati della città. Da una parte il mare e il profilo della città che si apre tra palazzi storici e scorci suggestivi. Dall’altra, l’immagine di un degrado quotidiano che sembra essersi normalizzato. I rifiuti non sono nascosti, ma esposti, visibili a chiunque passi.
È un tema che ritorna anche nelle recensioni lasciate dai turisti, nelle ultime settimane. Il ritornello è sempre lo stesso: Bari affascina, conquista, si fa ricordare. La cucina viene spesso celebrata, i sapori tradizionali raccontati con entusiasmo. Ma non basta. «Amo l’Italia, ma questa zona della Puglia dovrebbe ricevere un po’ più di attenzione da parte di chi si occupa della pulizia: i bordi delle strade sono pieni di macchie e immondizia. Peccato, perché è una zona molto bella. Ma questo non significa che non tornerò», scrive un visitatore.
Un altro si sofferma sull’arrivo in città: «L’area intorno alla stazione centrale sembrava insicura ed è visibilmente poco mantenuta. La presenza di persone sospette e la generale mancanza di pulizia in un hub così importante creano una prima impressione molto negativa». E ancora: «Le strade sono sporche, troppo spesso si trovano feci di cani sui marciapiedi». O, più netto: «Tanta spazzatura. Le città polacche sono più pulite».
Nello stesso racconto, emerge anche l’altra faccia di Bari: il fascino del centro storico, i vicoli, i colori, i profumi. Una città definita «magica», capace di lasciare il segno. È proprio qui, nel cuore antico, che si concentra il tour dei turisti. Bari vecchia resta il punto di riferimento, il luogo più fotografato e attraversato. Ma anche qui le criticità non mancano. L’associazione Custodi della bellezza, guidata da Michele Cassano ed Emanuele Bisceglie, ha mappato otto punti sensibili e ha consegnato al sindaco qualche settimana fa un lavoro fatto di osservazione e di monitoraggio. Da largo San Sabino a via Jacopo Calò Carducci, passando per strada Santa Teresa dei Maschi, strada Gironda, largo Chiurlia, strada del Carmine e strada Santa Lucia. Strade che raccontano secoli di storia e che oggi convivono con sacchetti lasciati troppo a lungo, mobili dismessi, conferimenti «fai da te».
«I cestini sono pochi», denuncia Michele Fanelli (Acli Dalfino). «Servono più punti di raccolta, soprattutto nelle piazze». Il problema riguarda anche i servizi: bagni pubblici assenti, difficoltà nella gestione dei flussi, percezione di insicurezza. «Questa che presentiamo ai turisti quest’anno è una pessima cartolina». Intanto i visitatori attraversano vicoli, si fermano, scattano foto, osservano. Cercano la bellezza che Bari sa offrire, e spesso la trovano. Ma lungo lo stesso percorso inciampano anche in ciò che non funziona, con una focaccia fumante stretta in una mano e una sgagliozza nell’altra. La sensazione è che anche la nostra apprezzata cucina tradizionale spesse volte fatica a coprire il resto.