serie b
Bari, calcoli e realismo: la «testa» l’arma in più. A 43 punti potrebbe esserci la permanenza diretta
Il calendario non regala certezze. Ma bisogna battere la Carrarese
Non è un momento della stagione in cui possono esistere sconfitte accettabili. Tutte, nessuna esclusa, hanno un notevole peso specifico. A maggior ragione per chi, come il Bari, gioca la «partita» della sopravvivenza. Perdere a Frosinone non fa meno male rispetto alla scivolata di Mantova o al tracollo di Pescara. A marzo, d’altronde, credere che la classifica possa mentire è pura acrobazia dialettica. C’è un motivo se ci sono differenze numeriche. Come s’è capito benissimo allo «Stirpe». Pensate, anche durante quel primo tempo in cui la squadra di Longo se l’è giocata con la «testa» giusta. Tecnica e velocità, anzi tecnica in velocità. Complimenti ad Alvini e al direttore sportivo Castagnini (un passato nel Barletta, con al fianco quel Piero Doronzo che oggi è una figura centrale nel club ciociaro). Ma anche a una proprietà seria. E a un patron come Maurizio Stirpe, galantuomo d’altri tempi e «comandante» credibile.
Una sconfitta è sempre... una sconfitta. E porta in dote errori, limiti, vizi strutturali. Perché se è vero che nella prima parte di gara il Bari è stato capace di soffrire a testa alta e di creare qualche grattacapo alla terza forza del campionato non si possono sottacere gli affanni e le difficoltà a lungo andare. Il Frosinone è più forte, vero. Ma non è certo una squadra imbattibile. Si poteva e si doveva fare di più. Anche in quel primo tempo in cui si è corso troppo, con i calciatori biancorossi portati all’inseguimento in giro per il campo. Quiando hai di fronte un avversario che fa «cantare» il pallone, a ritmi forsennati, la fase di possesso diventa la miglior difesa. E invece troppo spesso il Bari ha gestito male la riconquista riconsegnando il pallino in tempi troppo brevi. Nella ripresa s’è vista una squadra stanca più che prudente. Lavorata ai fianchi dai gialloblù di Alvini e, quindi, con energie insufficienti per garantire uno un efficace sviluppo di gioco.
Niente drammi, però. Con sette giornate ancora in calendario sarebbe folle farsi vincere dallo sconforto. Certo, situazione ingarbugliata. Dieci squadre in sette punti, un «mischione» quasi senza precedenti. Dai 36 punti della Carrarese, che addirittura potrebbe guardare all’ultima poltrona valida per i playoff, ai 29 del Pescara ultimo, sì, ma in chiaro crescendo di prestazioni e risultati. Inevitabile dare un’occhiata al calendario. Che può incidere, certo. Ma che non deve condizionare più di tanto i vari percorsi. Il Bari giocherà quattro volte al «San Nicola» (domenica la Carrarese, dopo la sosta il Modena e poi le sfide contro Venezia ed Entella) e tre in trasferta (Monza, Avellino e Catanzaro all’ultima curva della regular season). Tabelle? No, sarebbero unb rischio e un limite. Ogni partita fa storia a se. E da ogni partita bisogna pretendere il massimo. Non conta il nome dell’avversario ma presentarsi in campo con l’atteggiamento giusto. Servirà correre e gestire la psicologia. Sapersi «sporcare» le mani e anche avere coraggio. Quota salvezza? Gli esperti dicono 43, ne potrebbero bastare anche 42 visti i tanti scontri diretti ancora in programma. Altrimenti sarebbero dolori. Playout o retrocessione diretta. Qualcuno si lancia in proiezioni. Guardando, per esempio, agli impegni che attendono il Pescara. Tutte squadre di bassa classifica, più la non irresistibile Juve Stabia. Certo, chi l’ha detto che giocare contro le «piccole» sia più facile? Anche questo dipende dalla maturità di una squadra. In serie B ogni partita fa storia a te. Chi l’avrebbe detto che la Reggiana, quasi «violentata» a Bari, sarebbe riuscita a frenare la corazzata Monza? A proposito, la Carrarese all’orizzonte. Partita scivolosa, avversario fastidioso. Conta solo vincere, già.