Il crac
PopBari, le accuse dei pm agli Jacobini: «Sapevano cosa sarebbe successo acquisendo Tercas»
La seconda udienza dedicata alla requisitoria nei confronti degli ex vertici: mostrate in aula le mail in cui la banca abruzzese veniva definita «Stercas»
I vertici della Banca Popolare di Bari erano consapevoli che l’operazione Tercas avrebbe potuto rivelarsi estremamente rischiosa, ma la portarono a conclusione per mantenere buoni rapporti con BankItalia e rimanere così alla guida dell’istituto. È questa la tesi che la Procura di Bari ha illustrato ieri durante la seconda udienza dedicata alla requisitoria del processo a carico di Marco e Gianluca Jacobini, accusati di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza.
Ieri il pm Federico Perrone Capano (in aula insieme alla collega Savina Toscani) ha mostrato il contenuto delle mail acquisite durante le indagini delegate alla Finanza. Il 10 luglio 2014 Gianluca Jacobini, vicedirettore e condirettore generale, chiedeva a un collega «Mi stampi il doc di stercas», che - secondo l’accusa - non era un refuso ma un gioco di parole voluto visto che Jacobini ha utilizzato lo stesso termine anche in una chat Whatsapp di due anni dopo. Tra i documenti c’è anche una mail precedente, del 2013, in cui Corrado Aprico di Pwc scriveva al collega Fabrizio Acerbis (entrambi imputati in un altro filone relativo al disastro Bpb) «ecco due documenti su Tercas (anzi “Stercas” così come ribattezzata da Gianluca vista la qualità degli attivi...)».
La tesi della Procura è quindi che l’acquisizione della banca abruzzese non sia stata correttamente rappresentata in bilancio, gonfiando gli attivi e fornendo una rappresentazione non veritiera a mercato e investitori. In particolare, l’accusa sostiene che gli Jacobini avrebbero omesso di svalutare tutta una serie di avviamenti (tra cui Tercas) per 190 milioni, gonfiando i bilanci e facendo «apparire» un utile nonostante una situazione tutt’altro che florida. In questo contesto, sempre secondo l’accusa, Gianluca Jacobini avrebbe partecipato alle «manipolazioni sul bilancio», dando direttive ai dirigenti per «ammorbidire» alcune poste.
BankItalia aveva compiuto tre ispezioni su PopBari, rilevando gravi irregolarità che soltanto poco prima del commissariamento (dicembre 2019) avevano indotto Marco Jacobini a lasciare la guida dell’istituto. La Procura collega l’acquisizione di Tercas ai risultati della seconda ispezione, rilevando che la banca pugliese avrebbe fatto un favore a via Nazionale (risolvendo con 230 milioni il problema Tercas, anche grazie a un intervento da 265 milioni del Fidt poi finito nel mirino della commissione Ue per aiuti di Stato) e si sarebbe così garantita la benevolenza della vigilanza. La requisitoria, che nella scorsa udienza era stata aperta dal procuratore Roberto Rossi, proseguirà venerdì 27 marzo con l’esame di alcune altre operazioni di finanziamento contestate nel corso dell’inchiesta.