La festa
A Putignano è tempo per l’ultima sfilata: cala il sipario sul Carnevale
Gran finale con la parata in maschera e l’abbuffata con pasta e polpette: 72 ore di delirio, da una domenica da tutto esaurito alla mezzanotte di oggi, martedì grasso
Il carnevale al rush finale. Settantadue ore di delirio, da una domenica che ha fatto registrare il tutto esaurito nella sfilata più importante dei carri allegorici, alla mezzanotte di oggi, martedì grasso, quando sulla festa in maschera più lunga e tra le più antiche d’Europa calerà il sipario.
Lo scoccare dell’ora delle streghe, un momento magico e misterioso, troverà re Farinella (maschera ufficiale della manifestazione) e la sua corte, satolli di pasta al sugo, polpette e vino primitivo, intenti a cospargersi il capo di cenere. Il corteo funebre, infatti, che accompagna il feretro del carnevale (che prenderà le sembianze di un maiale in cartapesta, simbolo di eccessi), con in testa il celebrante, seguito dai chierichetti con secchielli pieni di cenere e uno stuolo di disperate prefiche urlanti, fino alla mezzanotte battezzerà i fedeli, intenti alla crapula, lanciando sulla loro teste acqua santa di carnevale, fuliggine e cenere.
È il rito del martedì grasso, fatto di eccessi, esuberanza, sovrabbondanza, concerti dai palchi (ne sono stati allestiti tre lungo i quasi 4 chilometri del percorso), balli, festini «n'de Jos'r» (ossia nei sottani e nelle cantine della città vecchia).
L’ultima parata avrà inizio questa sera alle 19, seguirà la processione del re carnevale morto e la «campana dei maccheroni» ovvero la grande abboffata di pasta, polpette, farinella (sfarinata di ceci, piatto della più antica tradizione putignanese) e vino primitivo.
Il lunedì della festa, ieri, ha gravitato intorno a due momenti intimamente legati alla storia di questa manifestazione ovvero il veglione di carnevale e l’estrema unzione. Quella del veglione è stata una autentica operazione «nostalgia». Un tempo lontano era il ballo più atteso, il teatro comunale di trasformava in una specie di palazzo incantato e le famiglie, vestite a maschera o con l’abito della festa partecipavano al gran ricevimento. Roba da favole. Ognuno prenotava il suo palchetto e tra una danza e uno spettacolo, si aprivano tegami pieni di pasta al forno, parmigiana, ragù di braciole. L’Amministrazione comunale e la Fondazione Carnevale hanno pensato, dopo poco meno di mezzo secolo, di fare un tuffo nei ricordi, trasformando il teatro (riaperto nel 2021) in una grande balera. La sera del lunedì viene impartito al re morente il sacramento dell’unzione degli infermi, rito curato con grande maestria dall’associazione culturale «Gli amici di Argo». Un corteo di figuranti in vesti sacerdotali, ieri, fino a tarda ora, ha consacrato la suora dell’anno e impartito l'estrema unzione al Carnevale morente. Testamento pubblico dei vizi della comunità.