l'intervista

Il dramma del bimbo di Napoli, il prof. Bottio: «L'errore? Aver espiantato prima dell'arrivo del nuovo cuore»

enrica simonetti

Il caso del bambino ricoverato al «Monaldi» di Napoli solleva molti commenti: ne abbiamo parlato con il prof. Tomaso Bottio, direttore del reparto di Cardiochirurgia del Policlinico, padovano ormai «naturalizzato» barese

Solita giornata pienissima nel Padiglione Asclepios del Policlinico di Bari: dal reparto di Cardiochirurgia diretto dal 2021 dal prof. Tomaso Bottio, viene dimesso un paziente spagnolo che parte con un volo di linea per tornare a casa. «Lo abbiamo trapiantato a novembre, mentre a Roma avevano rifiutato di operarlo – dice Bottio – e preciso che questo signore era arrivato in ECMO (il sistema perfusorio ventilatorio), anurico e tracheostomizzato». Nel frattempo, c’è chi dall’équipe è volato in queste ore a Cagliari per prelevare un cuore da trapiantare e il cardiochirurgo tiene a sottolineare che «la Sardegna fa parte della macro-area Nord, quindi lì lo avevano rifiutato e noi dal Sud andiamo a prelevare questo organo».

C’è una questione Nord-Sud anche nei trapianti? Il caso del bambino ricoverato al «Monaldi» di Napoli solleva molti commenti e per questo ne abbiamo parlato con il prof. Tomaso Bottio, padovano, ormai «naturalizzato» barese. «Le polemiche sulla mortalità mi sorprendono sempre – sottolinea – ma vorrei poter spiegare sempre che chi arriva al trapianto è in una situazione gravissima».

Grave anche la situazione del piccolo di Napoli. Che idea si è fatto di cosa sia successo?

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