ambiente e territorio

Bari, «Salvate le povere tartarughe del laghetto Parco 2 giugno». Ma il progetto langue ancora

rosanna volpe

Da anni è diventato il loro condominio abusivo a cielo aperto. Ma torna nel Piano delle opere pubbliche l’impianto in zona Asi che le accoglierebbe: costa 500mila euro

A Bari, si sa, le emergenze hanno il passo lento. Ma nessuno riesce a competere con quello – placido e corazzato – delle tartarughe del Parco 2 Giugno. Da anni il laghetto del più grande polmone verde della città è diventato la loro casa, o meglio, il loro condominio abusivo a cielo aperto. La popolazione è cresciuta a dismisura, complice l’abitudine – tutta umana – di liberarsi del rettile domestico con una passeggiata liberatoria tra i vialetti. «È solo una tartarughina», si dice all’inizio. Poi cresce. E allora via, nel laghetto. Il risultato? Un sovraffollamento degno delle ore di punta, con esemplari di ogni età e dimensione.

Nel frattempo, non sono mancati episodi di vandalismo, aggressioni agli animali, incuria. La manutenzione dei laghetti non è cosa semplice: si svuota un bacino, si trasferiscono tutte le tartarughe nell’altro, si ripulisce, poi si fa il contrario. Una staffetta acquatica che richiede tempo e risorse. Non esattamente un’operazione da ripetere ogni settimana. Così la precedente amministrazione, guidata da Antonio Decaro, decise di affrontare la questione in modo strutturale. Con una delibera di giunta del 2023, approvò il progetto di fattibilità tecnica ed economica per la realizzazione di nuove vasche destinate al ricovero delle tartarughe d’acqua nel canile sanitario in zona ASI, in via Milella. Uno spazio già destinato alla cura e alla custodia degli animali, che potrebbe – e il condizionale è d’obbligo - diventare anche il nuovo indirizzo delle tartarughe «sfrattate» dal parco.

Il progetto prevede la realizzazione di tre grandi vasche fuori terra, attrezzate con impianti di filtrazione e depurazione adeguati, pensate per garantire condizioni di detenzione più sicure e controllate nel lungo periodo. Due ospiteranno gli esemplari suddivisi per sesso, mentre la terza accoglierà i più giovani, quelli per cui il dimorfismo sessuale non è ancora evidente. In prospettiva, quest’ultima potrà diventare anche uno spazio di isolamento sanitario, utile in caso di malattie o criticità. Un piccolo reparto di biosicurezza, insomma.

L’intervento non riguarda soltanto le vasche in sé, ma anche l’adeguamento degli impianti elettrici, idrico-fognari e tecnologici del rifugio, oltre a opere edili e di sistemazione esterna. L’obiettivo è realizzare una struttura pienamente funzionante e conforme alla normativa vigente. Per completare i lavori, una volta avviati, si stima un anno di cantiere. Il costo complessivo previsto è di cinquecentomila euro. Il progetto è entrato nel piano triennale delle opere pubbliche, ma finora è mancata la copertura finanziaria.

Oggi l’opera è riprogrammata nel piano triennale 2026-2028, con previsione per il 2026, sempre per lo stesso importo, ma con risorse ancora da individuare, magari attraverso finanziamenti regionali. Nel frattempo, le tartarughe restano nel Parco 2 Giugno. Aspettano. Per quanto tempo? Difficile dirlo. Per ora, tra delibere approvate, studi di fattibilità e fondi da trovare, l’unica cosa certa è che – almeno per il momento - dovranno continuare a galleggiare tra un progetto e l’altro. Per il «trasloco», a quanto pare, ci sarà da aspettare.

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