L'intervista

Schlein a Bari: «Nordio offende chi ha dato la vita per combattere contro i clan»

michele de feudis

Il segretario del Pd: è un insulto alla storia del Paese paragonare i magistrati ai mafiosi. La riforma? Non risolve i nodi della lunghezza dei processi degli organici e dei precari

Elly Schlein, in Puglia per tre manifestazioni. Partiamo dal No alla riforma della Giustizia. Il dibattito pubblico è sempre più rovente anche per le dichiarazioni del ministro Carlo Nordio?

«L’effetto è di delegittimare un corpo dello Stato, la magistratura. Trovo gravissime le parole di Nordio che ha assimilato i magistrati ai mafiosi. Le trovo un insulto alla storia di questo Paese, nel quale diversi magistrati hanno pagato la lotta alle mafie con la vita, da Falcone a Borsellino passando per Chinnici e Livatino...».

C’è un cortocircuito in atto?

«Sono parole gravissime tanto più dette dal Guardasigilli: nel suo ruolo quelle parole sono inaccettabili. È inadeguato. Ci aspettiamo che Meloni ne prenda le distanze e lui si scusi».

La nuova impostazione del governo Meloni tocca sette articoli della Costituzione. Cosa cambia nell’architettura dei poteri?

«Si indebolisce l’indipendenza della magistratura, che tutela i cittadini non i magistrati, i cittadini perché la legge è uguale per tutti. Un magistrato sotto l’influenza del governo sarà meno libero di giudicare i potenti e far valere i diritti dei cittadini. Sarà più difficile che abbia la forza di rilevare gli abusi di potere. Questo è il punto che contrastiamo di più: non è una vera riforma della giustizia. Non risolve nessun problema agli italiani. Non rende più veloci i processi, non rinforza gli organici, non stabilizza i 12mila precari della giustizia che la destra corre il rischio di lasciare per strada. È una riforma della Costituzione che il governo ha provato nascondere nel quesito, ma la verità è rientrata grazie alla 500mila firme dei cittadini che hanno costretto a cambiare la formulazione».

La riforma cambia i rapporti di forza?

«La Carta è stata scritta da padri e madri costituenti dopo la lotta contro il fascismo e nazismo: pur venendo da culture diverse, sapevano che era importante assicurare la separazione dei poteri, e che ogni potere doveva avere un limite adeguato. Ecco, contestiamo a questo governo l’idea che se prendi un voto in più, non devi essere giudicato. Non a caso ogni volta che attaccano i giudici per coprire i loro fallimenti, ci danno ragione. Come dice il sottosegretario Alfredo Mantovano, il loro obiettivo è riequilibrare il rapporto tra politica e magistratura. E la Meloni è stata più chiara quando la Corte dei conti ha bloccato il Ponte e ha detto “con la riforma della costituzione, vi facciamo vedere chi comanda e fermiamo l’invadenza”. Ma la Corte fa il suo mestiere, controllando come vengono usato i 13 miliardi di euro di tutti gli italiani».

Nordio però afferma che questa riforma sarà utile anche all’opposizione...

«Non vogliamo che ci “serva” una riforma, per controllare i giudici, in una democrazia, sono i giudici a dover controllare i politici».

Dal palco di Bari al presidente del Consiglio ha rimproverato la vicinanza con il mondo Maga e le sintonie con le visioni dei conservatori polacchi e dei patrioti ungheresi sulla giustizia e non solo...

«Aveva appena finito di stringere la mano a Merz e un minuto dopo l’ha attaccato per aver chiarito la distanza dalla cultura Maga. Dimostra così una subalternità politica a Trump che è problematica perché va contro l’interesse nazionale dell’Italia, che deve stare vicina agli altri Paesi europei, facendosi rispettare nell’alleanza transatlantica».

Sul board per Gaza...

«È un club a pagamento comandato da Trump, costruito per rimpiazzare l’Onu. La Carta dice che l’Italia non può partecipare a organismi sovranazionali se non in condizione di parità. Che lì non c’è. Meloni lo fa per compiacere Trump, aggirando la costituzione, sempre attuale nel difendere i diritti dei cittadini».

Ci vuole più Europa?

«L’aggressività americana e russa, obbligano l’Ue a fare un salto in avanti di integrazione verso l’Europa federale: se non ci stanno tutti bisogna partire con le cooperazioni rafforzate, altrimenti rimarremo ai margini. E servono gli eurobond, come il Next generation Eu: è una battaglia che vorremmo facesse Meloni, ma finora non l’abbiamo vista su questa linea».

La mobilitazione del Pd nazionale per il No si salda all’impegno capillare di tanti comitati civici.

«Giro l’Italia e i nostri attivisti sono impiegati nei comitati civici per il No nelle iniziative e nel porta a porta. Vengo da tre giorni nel Sud perché questo governo ha abbandonato il Meridione».

A cosa si riferisce?

«Sono stata in Sicilia per visitare i territori colpiti dal ciclone Harry. A Mazara del Vallo ho incontrato i balneari che hanno visto spazzare via il lavoro di una vita intera. Meritano risposte urgenti, non solo 100 milioni per due miliardi di danni. Chiediamo di sospendere i tributi per le imprese colpite, ma la destra ha bocciato questa nostra proposta; chiediamo di utilizzare quel miliardo messo sul Ponte per il 2026 che per il blocco della Corte dei conti sarà congelato. È inutile tenerlo fermo: si può mandare ai territori colpiti per la messa in sicurezza e un piano di prevenzione del dissesto».

Il rapporto del governo con il Mezzogiorno?

«Lo ha dimenticato, anche nell’autonomia senza un euro, ignorando le disuguaglianze territoriali, diminuendo le risorse del fondo perequativo per il Sud. Ha tolto soldi a tutte le infrastrutture per concentrare sul Ponte, un’opera dannosa. A Napoli ho parlato di scuola pubblica da difendere dai tagli e dal dimensionamento. Anche gli atenei sono sotto attacco, come negli Usa: qui c’è un attacco silenzioso, che toglie al pubblico e apre autostrade al privato, come fanno sulla sanità».

In Puglia il neo governatore Antonio Decaro ha scommesso sull’abbattimento delle liste d’attesa.

«Decaro sta lavorando meritoriamente sulla sanità pubblica come sua priorità, è la prima preoccupazione degli italiani. Il governo taglia fondi, non ha il coraggio di ammetterlo. La spesa sanitaria si calcola sul Pil e da quando c’è la Meloni è sempre scesa fino ai minimi storici degli ultimi quindici anni».

Il ddl Bongiorno nella riformulazione non incontra il suo favore, dopo il dialogo iniziale con la premier Meloni?

«Ho partecipato a Bari a uno dei tantissimi presidi delle associazioni femministe e da tante realtà che si battono contro questo ddl. È irricevibile: Meloni non ha rispettato l’accordo fatto su un testo che inseriva il consenso nella legge italiana. L’avevamo approvata all’unanimità alla Camera, quattro giorni dopo hanno stracciato l’accordo e hanno tolto il consenso. Quella legge serve a dire che solo “sì e sì” e gli atti senza consenso sono violenza».

Si prevede il «dissenso», replica la Bongiorno.

«Non è lo stesso: come noto per i legali specializzati, si rischia di mettere il carico sulle vittime in sede processuale, per provare di aver protestato abbastanza La legge Buongiorno è un passo indietro per le donne e della giurisprudenza».

È stata a Putignano per ricordare il suo compianto “compagno” di impegno politico Gianclaudio Pinto.

«Era uno dei miei più cari amici. In politica non è mai scontato in cratere persone fondamentali per la propria vita. Tante volte sono stata a Putignano a trovarlo e abbiamo attraversato la Puglia per iniziative e banchetti. Non ero mai stata al Carnevale: ho accolto con piacere l’invito e ho fatto i complimenti al presidente del Carnevale, Danilo Daresta. È una tradizione importantissima per Putignano, la Puglia e l’Italia, con professionisti e volontari che creano mondi nuovi con la cartapesta. Mi ha molto emozionato vivere questa manifestazione mano nella mano con la mamma di Gianclaudio».

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