il caso
Crac Maiora, la difesa: «La masseria Del Monte? Non fu una svendita»
Gli ex vertici della Bcc Conversano respingono le accuse di bancarotta e usura: «l’operazione immobiliare della masseria avvenuta a prezzo di mercato». La sentenza a febbraio
Gli ex vertici della Bcc di Conversano non erano consapevoli dello stato di decozione in cui versava la Maiora, e dunque - con il finanziamento concesso a una società dell’imprenditore nocese - non avrebbero contribuito al crac della società di Vito Fusillo, mentre l’operazione immobiliare relativa alla masseria Del Monte è avvenuta a prezzo di mercato. È questa in sintesi la linea di difesa che gli imputati hanno illustrato al gup Gabriella Pede.
A giudizio con il rito abbreviato (che riprenderà il 16 febbraio con le repliche della Procura e la sentenza) ci sono l’ex dg della banca conversanese, Donato Venerito, 76 anni, l’ex consigliere Michele D’Attoma, i rispettivi figli Alessandro Venerito e Orlando D’Attoma e l’ingegnere Orazio Trisolini. L’accusa, con il pm Lanfranco Marazia, contesta a vario titolo le ipotesi di concorso in bancarotta e usura bancaria: in cambio del finanziamento della Bcc alla Soiget (riconducibile a Giacomo Fusillo, figlio di Vito, parte offesa nel procedimento), nel 2017 la Maiora avrebbe ceduto a Venerito e D’Attoma junior la masseria Del Monte di Conversano a un prezzo di molto inferiore al valore iscritto a bilancio.
Il processo è per certi versi parallelo a quello che riguarda Banca Popolare di Bari...
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