LA VICENDA

Popolare Bari, vertici condannati a risarcire: «dai 120 milioni vanno dati i ristori ai 70mila soci truffati»

redazione primo piano

Dopo la sentenza Turco (M5s): il governo Meloni si assuma la responsabilità di attivare immediatamente strumenti a sostegno dei risparmiatori

La recentissima sentenza del tribunale civile di Bari di condanna al risarcimento dei danni di quasi tutto il cda della ex Popolare di Bari nel 2015/2018, conferma ancora una volta il diritto dei 70mila soci a essere anch’essi ristorati. Nessuna colpa e responsabilità è infatti ascrivibile alla fiducia riposta dagli azionisti nell’investimento operato, perché oggi è nuovamente acclarato che furono gli amministratori a violare norme e leggi che poi hanno portato al dissesto la Popolare». Lo scrivono in una nota congiunta le associazioni AssoAzionistiBPB e Comitato indipendente azionisti BPB.

Il tribunale ha condannato i vertici dell’allora Banca popolare di Bari (oggi BdM) - Marco Jacobini, ex presidente; il figlio Gianluca, ex vicedirettore generale - insieme ad altri 11 ex amministratori, tre ex sindaci e la società di revisione PricewaterhouseCoopers (PwC), al pagamento di circa 122 milioni di euro perché ritenuti responsabili della gestione che ha portato al crac dell’istituto di credito. «La condanna civile degli ex vertici della Bpb un punto fermo definitivo: i risparmiatori avevano ragione. Ora il Governo non ha più alcun alibi. Chi oggi esprime solidarietà e richiama la tutela del risparmio non può fingere di ignorare che, in assenza di un intervento pubblico, quei risarcimenti rischiano di restare solo sulla carta, come già accaduto in altre crisi bancarie», afferma il sen. Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario. «Lo Stato è già intervenuto in situazioni analoghe per garantire ristori ai piccoli risparmiatori, non farlo oggi significherebbe accettare una tutela a geometria variabile e tradire un principio costituzionale fondamentale. Ma una responsabilità chiara riguarda anche la banca oggi a controllo pubblico, che il Governo intende privatizzare: non può essere ceduta sul mercato senza aver prima garantito giustizia e ristoro a chi è stato truffato», aggiunge, chiedendo al Governo Meloni «di assumersi finalmente la propria responsabilità politica e di attivare immediatamente strumenti straordinari a sostegno dei risparmiatori truffati della Bpb. La giustizia non può fermarsi alle sentenze: senza ristoro non è giustizia, ma solo una tardiva ammissione di colpa».

«Non possiamo che essere soddisfatti di questa sentenza che conferma quanto abbiamo sempre sostenuto, ossia che ci sono state gravi responsabilità in capo al vecchio management della Banca Popolare di Bari per una gestione che i giudici hanno definito, nei fatti, imprudente e caratterizzata da rilevanti carenze nei controlli. Ora però quei 120 milioni, un vero e proprio tesoretto, devono andare agli azionisti», sostiene l’avvocato Antonio Calvani, delegato dell’Unione nazionale consumatori della Puglia per le crisi bancarie che, insieme a un pool di avvocati dell’associazione, ha assistito i risparmiatori nei processi penali a carico dei vertici della Popolare di Bari.

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