L'intervista
Il cantautorato di Eddie Brock debutta a Sanremo: «Gli "Avvoltoi" sono quelli che cercano di approfittare delle debolezze altrui»
Romano, classe '97, ha raggiunto un successo immediato con la hit virale «Non è mica te»: «Il Festival è stata un'accelerazione importante, pensavo avrei continuato a fare musica solo per passione. Ho continuato a lavorare fino a dicembre per non stare in ansia»
La sua «Avvoltoi» ha convinto al primo ascolto, fresca, puramente cantautorale, con un coro finale che farà cantare il pubblico all'Ariston e quello a casa. È il momento di Eddie Brock sul palco di Sanremo, nome d'arte del cantautore romano Edoardo Iaschi, che debutta confermandosi tra le voci più interessanti della nuova scena italiana. Il brano sanremese, che esce per Atlantic Records Italy/Sangita Records/Warner Music Italy, segue il successo di «Non è mica te», 23 milioni di streaming, Disco d'Oro e un grande successo di pubblico. Il 6 marzo esce «Amarsi è la rivoluzione (Deluxe)», e dopo alcuni appuntamenti nei club il cantautore sarà in giro in estate sui palchi dei principali festival italiani, tra cui l'Oversound Music Festival al Parco Gondar di Gallipoli, il 30 luglio. «Quello di Sanremo è un brano che racconta la storia di una mia amica - racconta il cantautore alla «Gazzetta» - non scrivo cose autobiografiche, dopo un po’ mi annoio e non faccio una vita così movimentata da poter scrivere così tante canzoni su di me. "Avvoltoi" racconta di quando ci si innamora ma non lo si riconosce subito, e soprattutto di quanto si abbia paura di andare a fondo in una conoscenza per paura di scottarsi. "È inutile che perdi tempo consumando di quegli occhi così belli piangendo per quel bastardo": ho scritto tutta la canzone pensando a questa frase, perché rispecchia quello che una persona pensa ma spesso non dice per l'ansia di essere rifiutata». Per la serata delle cover sarà insieme a Fabrizio Moro sulle note di «Portami via».
Chi sono gli «avvoltoi»?
«Le persone che girano intorno a una preda finché non si indebolisce, per poi attaccare. Per me sono quelli che aspettano il momento in cui una persona è più debole per trarne vantaggio. Questo concetto si applica a tutto, non solo alle storie d’amore, alle persone che cercano di approfittare della debolezza altrui».
Da dove è arrivata la decisione di partecipare al Festival?
«È stata un’accelerazione importante: avevo pubblicato il mio disco a maggio, non mi aspettavo granché, venivo fuori da un periodo buio e pensavo che avrei continuato a fare musica solo per passione. L’uscita della canzone su TikTok ha avuto un passaparola incredibile, poi il 30 novembre mentre stavo giocando a pallone ho saputo che sarei stato a Sanremo. Ho avuto paura, i cambiamenti mi spaventano, infatti ho continuato a lavorare fino al 15 dicembre (fa l'operatore turistico, ndr.) per mantenere una routine e non farmi travolgere dall’ansia».
Sanremo non è un cambiamento che le fa paura?
«Solo per quanto riguarda la vita privata: sono una persona abitudinaria, però faccio quello che mi piace, era un sogno e voglio godermelo al massimo».
Ha detto che non scrive quasi mai cose autobiografiche, come lavora nel trasmettere le emozioni?
«Credo di essere una persona molto empatica. Quando ascolto una storia degli altri, non sto pensando a rispondere o a consigliare, la sento addosso. Tante volte torno a casa e rimugino su quella storia, mi immedesimo e cerco di trasmettere quell’emozione».
Ritiene che la versione con l'orchestra cambierà il percepito della canzone?
«Sì, dal vivo tutto cambia. L’emozione è più intensa, e se io mi emoziono, penso che anche il pubblico lo farà».
C'è qualcuno tra gli artisti con cui è felice di condividere il palco?
«Mi accomuna qualcosa con Tommaso Paradiso, ma comunque è bellissimo avere tanti amici e coetanei con cui condividere l’esperienza. Invece il 25 mattina, a Sanremo, ci sarà una partita di calcio tra me e amici discografici contro alcuni influencer. Sarà un momento rappresentativo del percorso di Eddie Brock».